“Dai ’40 ladroni’ ai ’40 soloni'”

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VITERBO – Delle tante nefandezze perpetrate dal Governo Monti (esodati, insolvenza dello Stato e moria conseguente di imprenditori per suicidio, austerity , enfatizzazione dello spread ecc.) quella meno appariscente, ma non meno letale, è stata la Commissione per le Riforme Costituzionali, la cui relazione finale (dei 40-saggi-40), fu pubblicata il 17 settembre 2013.

Si ricorderà l’enfasi mediatica del suo varo, ed anche la fiducia subito da tutti assegnatale: vuoi mettere i “40 ladroni” della I Repubblica, con i “40 eruditi Soloni”? ; non se ne ricordano però gli esiti fallimentari, perché semplicemente non se ne parlò, almeno nel merito.

I 40 Soloni produssero, se non quasi quaranta pareri per ogni argomento trattato, un quadro desolante di varietà, difformità, distinguo, incapacità di sintesi e soprattutto scarso senso del dovere istituzionale di fornire risposte se non univoche almeno condivise, rivelando come il PRIMADONNISMO dei nostri Accademici sia direttamente funzionale al sistema delle baronie universitarie.

Beninteso non in tutti, ma nella loro maggioranza, questa tendenza all’opportunismo appare marcata, tant’è che dopo vent’anni di elaborazioni sul federalismo fiscale, istituzionale, demaniale ecc., gli stessi oggi ci predicano il centralismo.

Prova ne è la premessa al capitolo terzo intitolato “Titolo V” (quello oggetto del referendum p.v.), che ci chiarisce come la gerarchia delle fonti normative, ponga nella UE e nell’andamento della politica europea, il fondamento e la guida per le riforme dei singoli stati.

Si conviene quindi che (pag.20) “ …mentre nel corso degli anni’90 la riflessione istituzionale si è incentrata sulla prospettiva dell’Europa delle Regioni… oggi il centro dei sistemi politici nazionali si è spostato sul rapporto tra gli Stati e la UE.” TOMBOLA !!!

Tradotto: siccome il principio di sussidiarietà e le politiche di governance multilivello, sono faticose e rischiose per i centri di comando nazionali, e soprattutto ne limitano e ne controllano il potere, si torni al rapporto diretto Stati- Unione Europea.

Ciò presuppone un neocentralismo, costruito sullo smantellamento delle intermediazioni sindacali, categoriali, culturali, locali, mediatiche; sul rafforzamento di burocrazie statalistiche che rispondano solo al centro e non alla periferia; sull’individuazione e legittimazione di poche leadership economiche, possibilmente multinazionali, a detrimento delle PMI italiane, piccole e medie imprese, ancorate ai sistemi regionali e locali.

Non so se Renzi ha letto il doc del 2013 ma sicuramente qualcuno lo ha preso in considerazione, perché è esattamente quello che è avvenuto sino ad oggi.

Ci sono stati però due ostacoli imprevisti: il primo è la BREXIT; l’Europa degli Stati senza Inghilterra ha poco senso, meglio quella delle regioni, più integrabile ed efficace; il secondo ostacolo è che quella politica, almeno in Italia, non sta funzionando ed è di tutta evidenza il perché: siamo la nazione dei Comuni, anche piccoli e piccolissimi, siamo la nazione delle medie e piccole imprese: chiunque non ne tiene conto non può che fallire.

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