Dalla parte dei sindaci

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VITERBO – Il terremoto, come ha stigmatizzato il Vescovo di Rieti, non fa vittime; è la mano dell’Uomo che uccide.

Quindi la “caccia all’Uomo” è una cosa ben diversa dalla “caccia all’uomo” con la lettera minuscola: la prima indica la necessità di risalire a responsabilità vaste, sistemiche, fondanti; la seconda indica la ricorrente pratica di far volare gli stracci alla ricerca di un capro espiatorio, di un colpevole purchessia da dare in pasto all’opinione pubblica..

Chi meglio dei Sindaci, in ogni occasione, si prestano ad essere oggetto della seconda modalità di caccia?

Sono lì in trincea, sporchi di fango ma anche di qualche “colpa”, perché una legislazione così pervasiva, contorta, contraddittoria come la nostra crea sempre qualche falla procedimentale, qualche imperfetto adempimento.

Ecco, adempimento è la parola magica: non il risultato conta, ma l’adempimento, le carte a posto, i visti i bolli, che più ce ne sono più si è al sicuro da contestazioni ed al contrario guai se mancano, guai se c’è un ritardo o un errore, ancorchè materiale, in delibera.

Chiaro che è altra cosa se da corrotto fai mettere sabbia al posto del cemento!

Così la caccia, doverosa, per carità, essendo l’azione penale obbligatoria, trova la pista e la segue con dovizia di mezzi e di organizzazioni e produrrà risultati, dalle indagini che comporteranno mesi di analisi di quintali di atti, decine di sopralluoghi e sequestri, interrogatori fiume, memorie difensive, mobilitazione di inquisitori e difensori degli inquisiti.

Quali risultati? Dall’esperienza de L’Aquila sappiamo che di oltre 200 procedimenti, soltanto una decina di giudizi si sono conclusi con delle condanne; procedimenti doverosi, ripeto, ma efficienti, efficaci, economici?

Perché non esiste il REATO di CATTIVA POLITICA? So che è paradossale invocarlo,ma quando muoiono così tanti innocenti almeno domandarsi perché a livello statale chi doveva legiferare un piano di prevenzione, come si è proposto oggi, non l’ha fatto quando sarebbe stato utile farlo; perché chi ha stanziato a livello regionale fondi per i dopo sisma del 1997 e 2009, non ha compreso la differenza tra ristrutturazione ed adeguamento, ma ha pensato ai “clienti”; perché la miriade di enti di controllo del territorio non hanno capito quello che finalmente almeno oggi è chiaro e che magari in altre Regioni già lo era prima.

Il territorio nazionale è un bene prezioso ed è altrettanto prezioso chi lo tutela; troppo a lungo si è parlato con superficialità dei cosiddetti Piccoli Comuni, da associare, da fondere, da chiudere, da obbligare, come se una identità ed una storia secolare non contassero, come se le radici della nostra Italia non fossero proprio li.

Se “cambia verso” la politica nazionale sui terremoti, cambi anche quella verso i Sindaci dei Borghi e dei Paesi d’Italia.

FC (35)

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