Fiorella e l’art. 70 della nuova Costituzione

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Fiorella, mia nipote, è una graziosa trentenne, laureata ed in cerca di una prima vera occupazione e nel frattempo studia per un’altra laurea e legge questa rubrica.

Così quando le ho chiesto che ne pensasse dell’ultimo mio pezzo su REFERENDUM – IL SI EVAPORA NELL’ART. 70, mi ha risposto di averne capito poco, quasi niente.

Se una tipica esponente della generazione ERASMUS tanto citata e giustamente lodata, risponde così, si pongono una serie di interrogativi; nell’ordine:

A) l’articolo conteneva tecnicismi, perifrasi che davano per scontate alcune nozioni di diritto ed alcune informazioni sulle recenti vicende parlamentari, che scontate non sono ..

B) l’argomento in se, il Referendum confermativo della riforma costituzionale, non è noto nei suo termini essenziali, (come la trasformazione del Senato) e quindi il merito ne risulta indecifrabile.

C) Il dibattito che ci attende, che necessariamente dovrà toccare i passaggi, anche complessi, della nuova formulazione normativa, rischia di appartenere a clubs esclusivi di giuristi e politologi, lasciando al resto dei cittadini la scelta della personalizzazione sul premier, delle indicazioni di un partito o di un movimento, dell’umore del momento.

D) Se Fiorella, come temo, rappresenta la sensibilità e la conoscenza dei temi referendari, della stragrande maggioranza dei giovani, siamo di fronte ad un disastro nazionale o semplicemente nell’ordinaria quotidiana dinamica sociopolitica?

E’ vero che nel 1946, quando nel giugno presero il via i lavori della Costituente per la scrittura della nostra Costituzione, sino alla loro conclusione del dicembre 1947, della discussione in aula o nelle tre sottocommissioni poco se ne sapeva tra i cittadini ed in particolare tra i giovani; era un’Italia ferita, semianalfabeta, alle prese con lo sforzo immane della ricostruzione.

Ma la Costituente era stata eletta in modo proporzionale per dare rappresentanza alle opinioni diverse ed agli schieramenti; gli eletti erano il fior fiore della cultura e della scienza giuridica nazionale; i 556 Costituenti non dovevano gestire il tran tran quotidiano del sottogoverno o delle beghe di palazzo; inseguire i transfughi da partito a partito o acquisire (hops! stavo per dire acquistare) voti per la governabilità.

C’era in tutti la consapevolezza di un compito storico e decisivo non solo per loro stessi o i loro partiti, ma per i destini della nazione; imitarli è difficile o impossibile? È probabile, ma fare tutto il contrario non è accettabile: fu il governo a trattare e scrivere con Berlusconi la riforma ed ad imporla a colpi di maggioranza e di fiducia al Parlamento ed è il PD che non ne ha fatto un momento di alta politica nelle sezioni, nelle istituzioni locali, nelle università.

Perché non si è adottato il “metodo Leopolda” aprendo migliaia di tavoli ovunque, per una discussione vera che avrebbe fatto da contraltare propositivo con quella del Parlamento?

Si è tolto a Fiorella ed a qualche milione di giovani come lei, una occasione irripetibile di conoscere la propria Costituzione ed anche, se ritenuto giusto, di cambiarla.

FC (29)

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