I gaglioffi del Parlamentino

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VITERBO – Come si fa, a costo di esterofilia, a non restare ammirati di fronte al ricambio di classe dirigente in Gran Bretagna dopo il referendum che la pone fuori dall’Unione Europea: sobrietà, serietà, rispetto per istituzioni secolari, humour & undestatement.

David Cameron se ne va con eleganza verso un futuro di normalità e solo qualche settimana fa era tra gli uomini più potenti del mondo; Theresa May si inchina alla Regina quasi centenaria e prefigura una politica nuova di zecca di cui si impegna ad assicurarne il successo.

Come si fa a non restare ammirati, a costo di esterofilia, di fronte ai politici tedeschi che hanno composto il loro sistema di governo, dopo elezioni problematiche che non assicuravano una .governabilità netta e tranquilla, attraverso un Contratto di Coalizione.

E si è trattato di un vero e proprio “contratto”, ben 143 pagine di impegni, clausole, scadenze, il tutto nella trasparenza più ampia, nella verificabilità quotidiana, nella conformità degli atti concreti agli accordi presi.

Anche da noi ci sono state elezioni non riuscite: una non vittoria per gli uni ed una non sconfitta per gli altri; cosa ha prodotto nella politica nazionale italiana?

E’ vero anche qui c’è stato un accordo, il Patto del Nazareno, ma neanche un rigo di contenuti, un accenno di prospettive, un salto di qualità in nome della Patria, della Repubblica, dello Stato, tanto che alla prima occasione è saltato, o quasi.

E gli sconfitti nostrani non hanno un piano B per la loro vita, neanche dopo essersi, lecitamente per carità, arricchiti legislatura dopo legislatura? Non se ne parla.

Così un Parlamento di nominati con una legge elettorale dagli stessi legislatori chiamata Porcellum e dichiarata incostituzionale dalla Corte, fa ammuina quotidiana con circa 200 cambi di casacca, tre o quattro formule di governo spendibili, in subalternità ad un potere esecutivo che con la complicità della Presidenza della Repubblica, in un regime di sospensione delle garanzie costituzionali, opera quasi esclusivamente con decretazione d’urgenza e voti di fiducia.

Delle riforme fatte si possono avere opinioni e giudizi diversi, sia per le aspettative che per i principi di ciascuno, ma affidare a questa classe politica, a questo Parlamento la riforma della Costituzione mi pare proprio troppo.

C’è una gaglioffaggine diffusa che non ti fa capire cosa c’è in ballo: poteva essere una stagione di confronto democratico, si è ridotta ad uno scontro politico fuori dai contenuti di merito; poteva unire gli Italiani nel migliorare le loro istituzioni, si è spaccato il paese sotto il ricatto del caos dopo un eventuale NO; si poteva imitare il rigore e la serietà dei costituenti del 1947, si è scaduti nella polemica più insulsa e sguaiata.

Eppure nelle Leopolde non c’era spazio per i gaglioffi; cosa sarà mai successo?

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