Giobbe e la Cassazione

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Due notizie, non proprio buone, contrassegnano la nostra attuale situazione e gli umori degli Italiani alle prese con l’esodo ferragostano; probabilmente sono le ultime nuove recepite e commentate, almeno in certi ambienti, prima di concentrarsi su olimpiadi e relax.

I dati ISTAT del trimestre indicano un regresso della produzione industriale di un tondo un percento, che detto fuori dal coro, configurano la fase attuale con un vocabolo che nessuno di noi avrebbe voglia di pronunciare, cioè recessione, ancora recessione.

Tutto ciò in condizioni straordinariamente ottimali, con la BCE che tiene il costo del denaro a zero rimpinguando le esangui casse delle banche europee; il petrolio straordinariamente a 40 dollari, dopo aver sfiorato anni fa i cento; l’euro in quasi parità con il dollaro a rinforzare le esportazioni.

La notizia è stata data in contr’altare con i dati USA, 254.000 nuovi posti di lavoro a luglio e 15 milioni in più con Obama, che ha fatto da tonico a Wall Street e parecchia invidia un po’ ovunque.

L’altra notizia è che è finita con una sentenza della Corte di Cassazione (n°14196, del 12.07.16, per chi voglia approfondire), l’inamovibilità del dirigente sindacale dal posto di lavoro che occupa nella PA, posta dallo Statuto dei Lavoratori a garanzie dei diritti sindacali ed in generale della libertà degli impiegati, perché è evidente che se un sindacalista mi rompe le scatole, lo zittisco semplicemente trasferendolo altrove, magari a parecchi KM di distanza.

Ora è vero che la sentenza pone delle condizioni all’esercizio dei trasferimenti di dirigenti sindacali senza il consenso del sindacato: la tutela dell’interesse pubblico, il rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro, l’applicazione del principio di buona fede, ma una volta toccato il concetto base di diritti, interpretando a proprio favore il concetto d’interesse pubblico, o un codicillo del contratto collettivo, la buona fede va da se.

Insomma un principio cardine del rapporto tra dipendente e datore di lavoro, come la tutela sindacale è stato intaccato.

Ancora una volta, come per il reintegro per i licenziamenti senza giusta causa, si affievoliscono in diritti in cambio di che? Più occupazione o più reddito ? malauguratamente più recessione; lo dico con profondo dispiacere.

Ma in fondo JOB ACT, non significa soltanto legge sul lavoro, ma anche legge di Giobbe (Job), e Giobbe, narra la Bibbia, era famoso per la sua pazienza e fede in Dio, nonostante le indicibili disgrazie che capitavano a lui ed alla sua famiglia.

In Italia la pazienza mi pare che ancora regga; quella che vacilla in modo preoccupante è la fede, non in Dio, ma nel Capo.

FC (30)

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