Karl Marx cercasi… disperatamente!

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VITERBO – Quante volte con sufficienza si è pensato all’inutilità della filosofia; da sempre, dai Romani rispetto ai Greci; dagli occidentali rispetto agli orientali; dagli anglosassoni rispetto ai latini, si è discettato sulle differenze tra un approccio alla vita ed ai suoi aspetti problematici di tipo empirico e pragmatico, piuttosto che induttivo e idealistico.

Non fu Francis Fukuyama dopo la caduta del muro a parlare di “fine della storia”?

Dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 alle torri gemelle, fu sbeffeggiato forse con troppa fretta e superficialità, perché è vero che la storia proseguiva e non poteva essere altrimenti, ma qualcosa dopo settant’anni dalla Rivoluzione d’Ottobre era veramente finito.

Di ciò non se ne avvertiva appieno la portata, mentre si formava un vuoto che presto sarebbe stato riempito dal fondamentalismo religioso, dalla finanziarizzazione dell’economia, dallo sfacelo di ogni ipotesi di visione complessiva del mondo e della vita che veniva, sino a pochi anni prima, chiamata ideologia.

Era stata la filosofia, piuttosto che l’economia, a strutturare i precedenti settant’anni più veloci, convulsi, innovativi dell’umanità.

Karl Marx come economista era fallito al capitolo IV del Capitale, laddove enunciava la “teoria del valore”, ma come filosofo sin dal 1948 con il Manifesto aveva enunciato la profezia più forte ed universale mai sino allora conosciuta: “Proletari di tutto il mondo unitevi, non avete che da perdere le vostre catene !”

La giustizia sociale, l’ègalitè della Rivoluzione Francese, superava gerarchicamente come importanza gli altri valori, persino la libertà, perché come si fa ad essere liberi ed a che serve essere liberi, se si ha fame?

Queste idee, questi presupposti teorico-filosofici-politici, sono poi divenuti sistema logico, ideologia, si sono fatte partito, poi stato, poi emisfero, poi muro ed infine briciole.

Ma di ciò si sono nutrite migliaia di generazioni in tutto il mondo; miliardi di persone hanno condiviso o avversato le ideologie che venivano prima di ogni atto, gesto, impostazione; hanno avuto in esse punti di riferimento, in un senso o nell’altro, per interpretare il mondo, per semplificarlo e dividerlo in due parti, i buoni ed i cattivi, a secondo della propria cultura, carattere o condizione sociale.

Una buona definizione di ideologia è che essa costituisce un “sistema di presupposti”; ed è quello che oggi ci manca, il presupposto, cioè la universale condivisione di qualcosa che si sviluppi in pensiero, storia, narrazione, visione, programma, progetto.

Nella melassa mediologica in cui viviamo, l’indistinto, il fungibile, l’intercambiabile dominano; sono ancorati saldamente ad un vivere il quotidiano, in cui consumano il proprio ciclo di bruco-crisalide.farfalla; solo il presente conta e per il domani, nostro e dei nostri figli e nipoti, verrebbe da fare solo un annuncio disperato: “Karl Marx cercasi !”

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