La battaglia dei mass media

0

 

VITERBO – Il quarto potere, dopo quello esecutivo, legislativo, giudiziario, cioè i mezzi di comunicazione di massa, è al pari degli altri oggetto di conquista; o meglio, ogni volta che saltano gli equilibri dei pesi e contrappesi sui quali si regge una democrazia ordinata, ogni potere che tenda a verticalizzarsi, accentrarsi, totalizzarsi, si concentra su di esso.

 

Non è questo fatto una scoperta recente ed il populismo governativo dei nostri giorni, che si nutre da una parte di astensionismo e protesta, e dall’altra di voglia e necessità di essere rassicurati da una sola e forte voce, ne è particolarmente sensibile.

 

Quando anni fa si conobbero le impostazioni del marketing elettorale di Forza Italia, si apprese che il modello medio di cittadino-telespettatore al quale essa intendeva rivolgersi, aveva una età, una cultura di base ed una capacità di apprendimento pari quella di un bambino di 12 anni.

 

L’esperienza del periodo berlusconiano dimostra che governare non avendo come referenti, un programma o una idea di paese, ma seguendo ed assecondando i sondaggi sulla pubblica opinione del momento, si dura, ma si fanno guasti non solo nella società ma soprattutto nell’ assetto portante della nostra democrazia.

 

Comunque, per chi governa con gli obiettivi descritti, il controllo dei media è fondamentale anche se si consegue con “editti bulgari”, piuttosto che con spostamenti di Direttori di testate scomode, o riforme, come quella recente della Rai, che concentra sul potere esecutivo ogni decisione.

 

E’ stata pubblicata una inchiesta sulle notizie politiche apparse negli ultimi mesi su un migliaio di fonti d’informazione, dalla TV alle news, dalla carta stampata ai social media: su 750.000 citazioni, così si chiamano in gergo tecnico, al Partito Democratico se ne possono attribuire il 45%; a, Forza Italia il 14%, Nuovo Centrodestra l’11%, M5S e Lega il 9 e l’8%.

 

A che è servita tale potenza di fuoco del PD e di Renzi? Ad iniziare una campagna elettorale ben cinque mesi prima del voto referendario di ottobre; una anomalia storicamente mai prima registrata.

 

Una anomalia che ha avuto un effetto di trascinamento generalizzato: tutti i media in blocco hanno trattato dei temi della riforma costituzionale; sono stati fondati i Comitati del SI, poi affiancati da quelli per il NO; i professoroni universitari si sono divisi formando subito due schieramenti; la magistratura ha fibrillato come al solito; gli opinion makers hanno indossato la propria divisa, le federazioni, le associazioni si sono mobilitate, ecc.

 

Quale può essere la strategia di tale pervasiva manipolazione dell’opinione pubblica, dando per scontato che non si possa discutere, dividersi, azzuffarsi per 5 mesi su temi, tra l’altro delicatissimi?… e quindi chi ha innescato tale battaglia mediatica quale vantaggio si attende? Ad averne i mezzi ci starebbe bene un concorso a premi.

 

FC (14)

Commenta con il tuo account Facebook
Share.

Comments are closed.