La neolingua 1984

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VITERBO – Chiunque abbia assistito , attraverso i numerosi media che lo hanno reso possibile, alla Direzione del PD post elezioni amministrative e post Brexit, ha potuto connotare degli elementi di autentico dramma.

Non per drammatizzare con il “dramma” una situazione difficile e per certi versi tesa anche nei rapporti interpersonali dei vari protagonisti, ma in senso di estremizzazione di sentimenti, umori, percezioni, che se proiettati al referendum di ottobre ne giustificano la terminologia.

Arriveremo a dover fare una scelta decisiva, resa ancor più cogente con tutto ciò che si continua a mettere sul tavolo, a fronte di una carenza storica della nostra cultura mediterranea incapace spesso di distinguere gli interessi di parte da quelli generali.

I paesi anglosassoni, hanno nel loro linguaggio e quindi nella loro cultura giuridica, due termini per indicare e distinguere la politica: politics, quella corrente del dibattito, del confronto ed anche dello scontro ideologico, regionale, di ceto, in cui ciascuno esalta ciò che lo caratterizza e individualizza; poi c’è la policy che è la politica che deve trovare le soluzioni comuni e che riguarda la collettività nel suo insieme, le sorti della nazione e quindi richiede il massimo sforzo di convergenza, di comprensione, di ricerca di punti di unione.

La Brexit sta producendo in Inghilterra il dissolvimento di una generazione di politici, di vario ed opposto parte, in un modo che definire “british” mi pare tautologico; l’aver caricato di esiti funesti il destino del governo e perfino del Parlamento, in caso che nel referendum di ottobre vinca il NO ed averlo fatto 5 mesi prima della data prevista, sta producendo una lacerazione verticale nell’intero paese, ed un clima di scontro con vari contenuti e forme, che comunque vada indebolirà l’Italia e chiunque la governi, molto a lungo.

La sottolineatura che si è aggiunta nella Direzione di ieri riguarda lo scioglimento delle Camere, cosa peraltro che non tocca al Premier ma al Capo dello Stato: cosa c’è di non detto ma perfidamente evocativo in ciò, se non la mobilitazione nella campagna referendaria di qualche centinaio di deputati che se non restano in carica sino all’estate del 2017 perdono il vitalizio?

Una buona pensione vale un SI al referendum, avrebbe detto in questo caso l’Enrico IV del “Parigi val bene una messa!”.

Insieme alla raccolta delle firme promossa nelle sezioni territoriali, che prenotano in largo anticipo la volontà referendaria dell’elettore, senza discussione o confronto, ma per fede o blanda coercizione, questa del ventilato scioglimento del Parlamento è una vera porcata.

Il linguaggio complessivo ascoltato ieri ricorda quella neolingua di Orwelliana memoria che nel romanzo “1984”, racchiudeva il senso e l’idea di un governo autocratico, perfetto nella sua coerente illogicità, proprio perché portare di una sua propria indiscutibile logica.

Speriamo in bene e che le ferie portino consiglio!

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