La rivincita di Craxi

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VITERBO – Sarebbe bene fare alcune riflessioni sulla genesi del fenomeno del “Renzismo”, contrassegnato da alcuni tratti peculiari, che tutto sommato omologano l’Italia a quelle democrazie “presidenziali” o “ semipresidenziali” diffuse in tutto l’occidente , con la variante, niente affatto trascurabile, di essere un sistema, almeno per il momento, senza alternative e senza contrappesi.

 

Tale sistema ha, tanto per citare le acute analisi di Giuseppe De Rita, verticalizzato il potere e marginalizzato i così detti corpi intermedi.

 

Esso agisce con il predominio del potere esecutivo su quello legislativo, attraverso l’uso e l’abuso della decretazione d’urgenza e di quella delegata al governo, nonché con l’impiego massiccio del voto di fiducia; tutto ciò sotto lo sguardo protettivo e complice del Presidenza della Repubblica

 

La corrispondenza tra leader e premier, cioè tra Segretario di Partito e Presidente del Consiglio, imprudentemente immessa nello statuto del neonato Partito Democratico, non certo da Renzi, elimina il primo e forse più incisivo contrappeso democratico, cioè il controllo politico sull’azione di governo, esaltando al contrario il controllo del leader sul partito e quindi sulla futura composizione del Parlamento attraverso l’Italicus.

 

Riguardo ai media, il quarto potere di Orson Welles, si è a buon punto, con l’omologazione RAI-Mediaset, l’uso disinvolto dei socials, l’attenzione alla carta stampata ed una indubbia capacità di dettare l’agenda di cui Matteo Renzi traccia forma e contenuto in modo originale ed efficace.

 

Resta il potere giudiziario e non a caso l’Associazione Nazionale Magistrati è ricorsa ad uno spigoloso e carismatico Piercamillo Davigo, l’ultimo epigono di Mani Pulite in servizio, per parare la prevedibile e già in atto, offensiva.

 

Siamo quindi davanti ad un disegno lucido di conquista e gestione del potere; disegno per certi versi autoritario stante l’attuale situazione italiana; disegno anche giustificato dall’impasse paludosa di tale situazione, dalla crisi socioeconomica e dall’ insicurezza ed incertezza che essa genera.

 

Peccato che tutto ciò finirà nel nuovo testo della Costituzione e, magari non subito, potrebbe essere usato contro la democrazia per fini non proprio nobili.

 

Ma a ben guardare tutte le suddette caratteristiche, il richiamo al Berlusconi rampante dei primi lustri è immediato e per certi versi basico; il profilo interventista della Presidenza di Giorgio Napolitano, altrettanto.

 

Ma quale personaggio essi, Berlusconi e Napolitano, richiamano per cultura politica, frequentazione e collaborazione, se non Bettino Craxi, il decisionista, l’arginatore del PCI, l’affossatore della scala mobile e delle OO SS, il duro di Sigonella?

 

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