Ma Renzi è renziano?

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VITERBO – Mettiamo di voler dimostrare il paradossale assunto che Renzi non è affatto renziano!

 

Se si ripercorresse il filo delle sei LEOPOLDA che dal 2010 hanno punteggiato un’ascesa irresistibile verso il potere, prima politico, poi istituzionale, cioè la conquista della segreteria del PD e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, qualche valido argomento si troverebbe.

 

La LEOPOLDA ha costituito una novità dirompente sia per le sue caratteristiche: velocità, giovani, innovazione; sia per i suoi contenuti, originalità, start up, globalità; e quindi rottamazione, proposte convincenti, prospettive coraggiose e soprattutto un metodo nuovo con sui affrontare la politica, i suoi riti, i suoi protagonisti, le sue idiosincrasie.

 

La LEOPOLDA è di derivazione americana, è negli USA che hanno inventato e praticato il metodo dell’approfondimento tematico collettivo, attraverso interventi contingentati e rapidi, sintesi fulminanti, coinvolgimento amplissimo.; lì si stanno sperimentando le forme della “democrazia deliberativa”, ( James Fischkin e Bruce Ackerman, tra i primi), che ha attraversato come una meteora il dibattito politico italiano; in proposito Giancarlo Bosetti e Sebastiano Maffettone e alcune interessanti proposte, per es. quelle di Goffredo Bettini.

 

Senonchè come al solito la rottura, non dico rivoluzionaria, ma almeno riformatrice, ha avuto un’evoluzione inversamente proporzionale al tasso di potere acquisito.

 

Il metodo LEOPOLDA, poteva servire a collegare Renzi ed il suo entourage alle situazioni istituzionali, dai Consigli Comunali alle dinamiche regionali; alle grandi e piccole questioni d’impatto socioeconomico, dall ‘alta velocità alle antenne per cellulari; dagli insediamenti invasivi, discariche, inceneritori ai Piani regolatori generali ecc., insomma poteva far crescere una democrazia di prossimità, nuova e vincente.

 

La democrazia deliberativa funziona appunto con l’approfondimento documentato dei temi, con il confronto veloce sulle questioni controverse, sull’espressione di opinioni di maggioranza e di minoranza, ma soprattutto sulla partecipazione dei cittadini; è la democrazia dibattimentale, per dirla con Sabino Cassese, la vera novità di oggi.

 

L’esperienza delle LEOPOLDA prefigurava un’Italia coraggiosa che affrontava e cercava di risolvere problemi atavici, denunciava ritardi ed impotenze, apriva alla speranza una pratica politica nuova.

 

C’è stata una involuzione conservativa, un distacco con la base politicizzata, una lontananza con l’opinione militante, una verticalizzazione decisionale, una comunicazione standardizzata ed unidirezionale?

 

Probabilmente si, ed è il deja vu, che cuce storie e personaggi diversi, che all’arrivo alla doppia meta del partito e del governo si concentra nel solito consueto tran tran comunicativo, l’annuncio che detta l’agenda, il taglio dei nastri e quant’altro siamo ormai abituati ad assorbire.

 

Era questo che significava, conteneva, voleva la LEOPOLDA? Sicuramente era molto lontana dai cerchi magici tra Arezzo e Firenze e da un Renzi factotum così poco renziano e molto pseudoberlusconiano.

 

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