O mangi ‘sta minestra …..

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VITERBO – La campagna referendaria sulla riforma costituzionale che va sotto il nome del Ministro Boschi è partita in grande spolvero con toni da ultima spiaggia e mobilitazione delle coscienze e dei sentimenti piuttosto che delle ragioni della ragione.

 

Il premier Renzi chiede aiuto al popolo perché da solo non ce la può fare a cambiare l’Italia e quindi chiede una mobilitazione generale attraverso ben 10.000 comitati per il SI; peccato che non ha chiesto aiuto al popolo quando ha redatto la riforma di una quarantina di articoli della nostra costituzione.

 

Eppure nell’era dei social media, di internet, della presenza invasiva del connective people sarebbe stato semplice attivare una acculturazione di massa sui temi trattati in parlamento ed una ascolto di opinione pubblica sui vari nodi da sciogliere; se non in questo caso quando?

 

I costituenti del 1948 stavano chiusi in aula e le eco delle loro discussioni erano labili nei giornali, nei comizi, nelle sezioni di partito; eppure a rileggere quei testi c’è da restare ammirati per la competenza e la completezza delle loro argomentazioni.

 

Qualcuno oggi sa perché mentre si abrogano le Province dall’art. 114, si prevedono all’art.40 le “aree vaste”, cioè tolta la zuppa, si introduce il pan bagnato?; oppure perché i Comuni rappresentati nel nuovo Senato sono soltanto 10 (su 8000) ed eletti dai Consigli Regionali?; oppure ancora quale è la ratio del nuovo “ principio di supremazia” dell’interesse dello Stato su quello regionale o comunale, in palese violazione dell’equiordinazione delle componenti della Repubblica sancita dalla Costituzione?

 

Abbiamo tempo per analizzare puntualmente, per chi vorrà seguirci, le cose che non convincono della riforma costituzionale, ma anche quelle convincenti o quelle sbagliate e pericolose.

 

Per il momento riflettiamo sul monito del Presidente emerito della repubblica Napolitano, circa la personalizzazione del referendum e la sua drammatizzazione, che non favorisce la riflessione né la serenità di giudizio e rischiano di trasformare in bolgia un momento di alto confronto democratico.

 

“Après moi le deluge !” Dopo di me il diluvio, lo diceva il Re Sole Luigi XIV, ma senza scomodare la storia, va bene anche il popolaresco e non populista: “ O mangi ‘sta minestra, o salti ‘sta finestra !”

 

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