Riforme e riformismi

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VITERBO – Nella primavera del 2007 usciva nelle librerie “La casta” di Stella e Rizzo, bestseller di grande successo e di grande impatto sull’opinione pubblica, nonché sulle scelte della classe politica, alle prese con i costi dei partiti, con il numero dei parlamentari ed i loro vitalizi e con un assetto istituzionale complesso organizzato su vari livelli e derivazioni: Stato, Regioni, Province, Comuni, ma anche Comunità Montane, Enti Parco, Riserve, Università Agrarie.
Fulminante nel libro, l’esempio di quella Comunità Montana a livello del mare, o delle spese ed il personale di alcune Province del sud.
Quindi via le Comunità Montane e via le Province e sotto con una ingegneria istituzionale fantasiosa ed approssimativa che elabora ma non conclude; sino al 2014 con la legge del Rio e la riforma della Costituzione, il cui referendum confermativo si voterà quest’anno.
Dopo sette anni di dibattito e quintali di carta in proposte di legge nazionali e regionali, le Comunità Montane, restano trasformate in Unioni di Comuni Montani e le Province, se spariranno dall’art.114 della costituzione, ricomparirebbero nell’art.40 come Aree Vaste.
Ma allora ci stanno prendendo in giro?

No, peggio, stanno scassando un assetto che andava sicuramente corretto e semplificato, ma senza buttare, come si suol dire, il bambino con l’acqua sporca.
Il punto è che non si parte dai servizi e dalle funzioni che servono ai cittadini, ma sempre dagli strumenti politico amministrativi che utilizza la classe dirigente.
Prendiamo l’esempio delle licenze di pesca alla Provincia di Viterbo, circa 7 mila all’anno. Assieme alla caccia, agriturismo ecc la materia dalle Province  è passata alla Regione. Prima in Provincia , in mattinata tra protocollo ed ufficio si otteneva la licenza. Ora si arriva in Provincia, si lascia la pratica al personale diventato regionale, viene portato al settore regionale agricoltura di Viterbo per il protocollo, ritorna presso la Provincia , per essere istruita; ritorna alla Sede Distaccata per la firma,  forse va a Roma per la firma finale. Ritorna infine in Provincia per essere ritirata applicando la marca da bollo. Da pochi minuti ad almeno una settimana se va bene e due viaggi a Viterbo. Sarebbe bastato che la Regione Lazio avesse delegato i Comuni con semplice versamento, come fanno in Toscana.
Certo prima o poi si razionalizzerà e le migliori Regioni faranno scuola; ma quanta fatica inutile per un riformismo fatto per la stampa e non per i cittadini.
Francesco Chiucchiuirlotto
Consigliere Nazionale ANCI

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