Il presidente Mazzola e la nuova Provincia

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VITERBO – La modifica del’art. 114 della Costituzione, con l’eliminazione della Province tra le componenti della Repubblica e quindi la definizione di un ente di “area vasta” è stata di fatto anticipata dalla legge Del Rio; ma quando si realizza il tetto senza cominciare dalle fondamenta, un qualche crollo è sempre possibile.

 

Articolo 1 della nostra Costituzione, comma 2° : “ La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nella forma e nei limiti della Costituzione.”

 

Cosa succede di un dettato così chiaro e lapidario quando l’esercizio di tale sovranità produce enti di secondo grado, cioè non emanati direttamente a suffragio universale dalla sovranità popolare, ma da coloro che essa aveva già espresso come rappresentanza?

 

E’ il caso delle Nuove Province, elette nella loro forma e nei loro organi, non dalla sovranità popolare universale e diretta, ma dalla sovranità delegata ed indiretta di Sindaci e Consiglieri Comunali

 

La quale sovranità derivata non è uguale per entrambe le categorie, Sindaci e Consiglieri, in quanto per i primi è una rappresentanza generale dell’elettorato intero, “il Sindaco di tutti”, per i secondi, è una rappresentanza parziale, di un partito, di una lista, di una aggregazione, di un movimento.

 

Questa distinzione rileva nell’esame della natura degli organi che la legge prevede per le Nuove Province: Il Presidente, Sindaco eletto tra i Sindaci dai Sindaci e Consiglieri; il Consiglio, eletto lo stesso da entrambe le categorie e quindi “contaminato” dall’appartenenza ad un partito, lista, aggregazione, movimento che sia; l’Assemblea, rappresentanza diretta delle intera Comunità Provinciale, attraverso i Sindaci.

 

Quindi si confrontano in una forzata convivenza la caratterizzazione politica e la caratterizzazione territoriale; ben due organi, il Presidente ed il Consiglio derivano da una dinamica in cui i partiti giocano un ruolo fondamentale, mentre l’Assemblea dei Sindaci ne afferma l’universalità della rappresentanza e l’interezza degli interessi territoriali.

 

Qui il legislatore ha operato una prima errata scelta: ha conferito poteri di indirizzo e controllo e la determinazione dei contenuti dell’attività amministrativa al Consiglio, e quindi alle dinamiche della politica ed alle dialettiche di maggioranze e minoranze.

 

Sarebbe stato meglio attenuare al massimo quest’ultima impostazione, in favore di un approccio territoriale e cooperativo del Consiglio, per intendersi senza maggioranze e minoranze, con meri poteri gestionali; l’Assemblea non elettiva, con funzioni di indirizzo strategico territoriale.

 

L’Assemblea invece è soltanto detentrice di poteri propositivi, consultivi e di controllo secondo il dettato statutario; poteri blandi ben lontani da quelli attribuibili al vero organo di sovranità territoriale al quale spetti, attraverso un’articolazione organizzativa sia per espressione territoriale, sia per specializzazione per materie, l’indirizzo di governo che culmini nell’approvazione dei bilanci, e delle scelte fondamentali.

 

Un qualsiasi Presidente di Nuova Provincia si trova oggi ad operare con strumenti inadeguati: ha un martello pneumatico, quando dovrebbe avere un cacciavite e viceversa.

 

Mauro Mazzola primo Presidente di Nuova Provincia non può fare miracoli, perché se una riforma è sbagliata son dolori per tutti: per chi amministra ma soprattutto per i cittadini, che già rimpiangono la Vecchia Provincia.

 

Questo è un piccolo esempio di come vanno le cose quando si tocca la Costituzione con superficialità e iattanza, che prefigurano scenari da brivido se si consentirà di terremotarla.

 

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