Referendum – il SI’ evapora nell’art. 70

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VITERBO – In questa estate così piena di dolorose quanto sanguinose sorprese, si comincia anche ad entrare nel merito, finalmente, di quel tormentone che ci attende al rientro delle ferie, il referendum costituzionale.

Non sappiamo nè quando, né come si voterà: l’arco di giorni utili va da Ferragosto ai 70 giorni successivi ed è possibile che non si voti in blocco la riforma, ma a pacchetti coerenti, salvando dall’imbarazzo il nostro beneamato leader che ha legato la sua permanenza al potere, alla vittoria del SI: se c’è qualche SI e qualche NO, l’impegno salta.

A decidere sui tempi e sui modi sarà la Corte di Cassazione.

Intanto, appunto, cominciamo ad entrare nel merito, semplicemente leggendo la riforma e sarebbe veramente un brutto segnale se tutti coloro che voteranno non lo facessero; l’art.70 della costituzione attuale recita: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere” ; cosa ci può essere di più chiaro e lapidario: le due Camere sono quella dei Deputati e quella dei Senatori, chiamata Senato.

Sono 9 parole per descrivere l’attribuzione di una funzione importante come quella del fare leggi; ce ne vogliono invece nella riforma Boschi 434, per distribuire tra Camera e Senato competenze, attribuzioni, prerogative, interventi, termini, esami, modifiche, votazioni, materie ecc. ecc. in un testo lungo 48 volte la prima stesura.

Il Senato non sparisce, non è eliminato, soppresso, cancellato: semplicemente fa altre cose con altri soggetti, non eletti ma nominati; il Senato resta e si fregia di un nome scandaloso: Senato delle Autonomie Locali, quando fa eleggere su 8000, soltanto un Sindaco per Regione, scelti poi, altra beffa, dai Consigli Regionali.

Il disprezzo per una istituzione millenaria come il Comune è veramente inaccettabile !!

Ad occhio, senza essere laureati in diritto costituzionale, ma forniti del minimo civico buonsenso e della bastevole cura della cosa pubblica, si capisce che una cosa è la Costituzione ed un’altra la legge ordinaria: la prima deve durare nel tempo sino a che attraverso procedure rigide e defatiganti se ne sancisce il superamento; la legge ordinaria serve per l’immediato e se non funziona si può cambiare il giorno dopo.

I neoipercostituzionalisti hanno scambiato le due cose: cioè trattato la Costituzione Italiana come una semplice legge ordinaria da attagliare alle bisogna delle contingenze politiche del momento ed ai compromessi necessari per far passare la riforma.

Così il testo è ricco di rinvii a commi e paragrafi; termini e scadenze più meno ordinatori; e mirabile chiosa: “I Presidenti delle Camere decidono d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti”, aprendo praterie ai contenziosi ed ai ricorsi alla Corte Costituzionale.

Se qualcuno non si è fatta ancora una idea sul voto al referendum, l’art.70 potrebbe bastare con l’evaporazione delle ragioni del SI; se avrete pazienza c’è dell’altro.

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