Renzi vs Zagrebelsky

0

 

VITERBO – L’altra sera è andata in onda una trasmissione della 7 (rintracciabile su internet) in cui si sono confrontati Matteo Renzi e Gustavo Zagrebelsky; premier e leader il primo, Presidente emerito della Corte Costituzionale il secondo, incarnando rispettivamente le ragioni referendarie del SI e del NO.

Ho tratto dalle quasi 3 ore di trasmissione impressioni molto forti e qualche conclusione che tenterò di riassumere.

Dopo le prime battute molte calme e comprensibili, tanto da far affermare al conduttore Mentana: “Continuiamo così che andiamo bene”, si è notata ed affermata via via una asimmetria tra i due contendenti, che ha distolto dal merito dei quesiti ed interessato più sull’aspetto “sportivo” del chi fosse più bravo nella dialettica, nel botta e risposta, nella battuta, nella padronanza di se.

Mi è venuta in mente la scena famosa del film “Per un Pugno di dollari” in cui Gian Maria Volontè dice a Clint Eastwood:” Quando un uomo col fucile incontra un uomo con la pistola, quello con la pistola è un uomo morto”

Ricordate che Clint, consapevole della cosa, aveva sotto il poncho una solida lastra di acciaio e quindi vinse il duello.

Zagrebelsky, quello con la pistola, perché magistrato, professore e giurista preoccupato, sotto il poncho però non aveva niente; Renzi, quello col fucile della politica, della demagogia, del potere ad ogni costo, dell’irruente baldanza di giovane “rottamatore”, ha avuto per i canoni televisivi di giudizio, (almeno per me video ascoltatore) la meglio.

Il primo era motivato dalla ricerca della verità forte della sua esperienza, non solo dottrinaria, di costituzionalista; dava per scontate molte questioni, come l’impossibilità del nuovo Senato di funzionare; l’altro aveva l’obiettivo di screditare il contradditore (il lapsus sull’inesattezza dei Senatori a vita) e nessun interesse al funzionamento del Senato, anzi i “Senatori si riuniranno una o due volte al mese”. Il ricordo di Berlusconi è stato immediato.

Un candore ed una manifestazione di saggezza verso un futuro che può traguardare e stravolgere la solo ipotizzabile buona fede di Renzi, a fronte di un quasi cinico orizzonte dell’immediato governo della politica nostrana: dal populistico “Basta un SI” al finto rigore verso le burocrazie regionali, dimenticando che quelle statali prosperano e proliferano e che per il loro strapotere avevano portato alla riforma federalista del 2001.

Tra un mediocre politico ed un ottimo esperto, professionista, scienziato, non c’è gioco; l’asimmetria del confronto volge a favore del primo semplicemente perché gli scopi perseguiti sono diversi, l’approccio ai temi anche, ed infine perché la lezione di Schopenauer del trattato “ L’arte di ottenere sempre ragione” è alla base, anche inconsapevole, del bagaglio dialettico del politico.

Tra i 38 stratagemmi indicati, Zagrebelski non avrebbe mai adottato l’ultimo: “Argumentum ad personam” per buttarla in caciara; Renzi, politico non mediocre, l’ha fatto.

FC (40)

Commenta con il tuo account Facebook
Share.

Comments are closed.