Res Publica

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VITERBO – In un libro intervista di Emilio Ludwig, “Colloqui con Mussolini” del 1932, il Duce da dieci anni al potere, alla domanda se in Italia ci fosse libertà, risponde così: “Poiché Lei ritorna sempre di nuovo su ciò, io voglio ancora una volta dimostrare che nel nostro Stato la libertà all’individuo non manca. Egli possiede più che l’uomo isolato: poiché lo Stato lo protegge, egli è una parte dello Stato. L’uomo isolato invece resta indifeso”.
Siamo dunque allo Stato Etico di Gentiliana memoria, allo Stato che in se raccoglie i fini ed i mezzi per la tutela del cittadino che solo abbandonandosi ad esso può essere veramente libero; naturalmente è lo Stato che decide termini, tempi e modalità di questa libertà.
L’Italia preunitaria era stata dominata da monarchie straniere o ereditate dalle signorie rinascimentali e bisogna risalire, salvo eccezioni brevissime e personali, alla Roma delle origini, alla Roma repubblicana in cui il bene pubblico era la Res Publica.
Che c’entra Mussolini e l’antica Roma con la nostra contemporaneità?
Può essere utile riflettere sul perché in Italia il termine Stato è più comune, più diffuso, più usato del termine Repubblica, che tutto sommato ritroviamo solo al termine del discorso di fine anno del Capo dello “Stato”, con il rituale: “Viva la Repubblica”.
Può essere utile per capire come sia fallita la riforma della Costituzione del 2001, sul decentramento federalista delle istituzioni, che era basata sul cardine che esse, le istituzioni, siano equiordinate, cioè sullo stesso piano, in un contenitore che le comprende e fonde, chiamato Repubblica; mentre quasi tutti ritengono che sia lo Stato che ha proprie appendici periferiche in Regioni, Province, Comuni.
Può essere utile per capire il senso profondo del riformismo ed in certi casi controriformismo, del governo Renzi, improntato ad uno statalismo centralizzante che troverà il proprio compimento nella ulteriore modifica della Costituzione sottoposta a referendum confermativo.
Tornando alla nostra storia, fu solo nel periodo dall’unità al fascismo che un parlamento d’impronta liberale cercò di limitare l’intervento statuale ed è al Ventennio che dobbiamo una acculturazione di massa basata sullo Stato, stavolta totalitario, partitocratico, ma anche assistenzialista, protettivo, eticizzante, pervasivo, per la vita dei cittadini.
Ritrovare nel vocabolo Repubblica significati e contenuti che ci mettano al riparo da quella pervasività centralistica è per molti, ed io tra questi, esercizio utile ed opportuno: ecco quindi i motivi della presente rubrica RES PUBLICA; buona ricerca! FC (1)

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