Il sacrosanto no dei sindaci

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VITERBO – Se c’è un punto incontrovertibile, ammesso che l’incontrovertibilità esista, è quello di come la controriforma costituzionale tratta i Comuni, limitandone poteri e prerogative, evitando di risolvere i loro annosi problemi, umiliandoli nel numero e nelle modalità di elezione per il cosiddetto Senato delle Autonomie.

Intanto c’ è lo stravolgimento dell’autonomia dei Comuni sancita dall’art.5 , e dall’art.114 nei confronti delle incursioni delle Regioni e dello Stato.

La Costituzione vigente con il primo articolo ”riconosce” la storia millenaria dei Comuni e la loro autonomia istituzionale e fiscale, perché essi preesistono allo Stato unitario ed hanno garantito per secoli, storia, arte cultura, economia e potenza all’Italia ed agli Italiani.

Tanto per dire, l’abolizione dell’Imposta Municipale Unica, contrasta con l’art.5 della Costituzione proprio perché colpisce l’autonomia fiscale dei Comuni, sostituendo l’IMU con i trasferimenti erariali dello Stato, che oggi ci sono, ma domani chissa? Tanto sono sempre i cittadini a pagare, solo che prima pagavano nelle casse comunali oggi in quelle statali.

Con la sparizione, nella proposta referendaria, del federalismo regionale, sicuramente eccessivo dopo la riforma del 2001 del Centro Sinistra, non si recupera il ruolo di prossimità dei Comuni, nè si garantisce loro la funzione amministrativa, rafforzando il vigente principio comunitario di sussidiarietà, ma si accentra in capo allo Stato e si accentua il carattere amministrativo delle Regioni, che è in Costituzione legislativo.

Da una parte una grave negligenza verso i Comuni, dall’altra la cronaca di un disastro annunciato, che vedrà le Regioni gonfiarsi nelle competenze minute, nelle procedure defatiganti, negli sprechi e pratiche clientelari, come ben documentano storia e sentenze.

Le avvisaglie sono già palesi nella destrutturazione delle Province, chiamata pomposamente riforma di Area Vasta; quel che si faceva in un giorno, ora lo si fa in una settimana; quel che si faceva a Viterbo in Provincia, lo si fa a Roma in Regione; quel che competeva alle èlites locali non si capisce bene a chi attribuirloI.

L’altro articolo vigente, il 114, sancendo che la Repubblica è composta da Comuni, Province, Città Metropolitane, Regioni e Stato, chiarisce che tali istituzioni sono equiordinate, sono cioè uguali e ciascuna indipendente dall’altra, a norma di legge.

Allora com’è compatibile con la vigente Costituzione la clausola di supremazia dell’interesse dello Stato (prevista nel nuovo art 117), se l’interesse supremo è quello della Repubblica e non di una sua parte? A che serve poi se si sono già limitate altrove le competenze e le prerogative delle Regioni, l’esercizio di questo superpotere in capo alla Presidenza del Consiglio, se non per colpire l’autonomia di Regioni e Comuni?

Se non è stravolgimento autoritario questo…

In 5 anni i Comuni italiani hanno avuto tagli per circa 10 miliardi di euro, il blocco del personale e dei loro contratti, i demenziali patto di stabilità ed obbligo associativo, ora si è approntato per essi il colpo di grazia finale, in attuazione di una visione centralistica ed autoritaria, che tutti potrebbero anche accettare, ma non certo i Sindaci!

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