Una Legge Regionale coraggiosa per i Comuni

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VITERBO – L’ennesimo rinvio a fine 2016 dell’obbligo per i Comuni sino a 5.000 abitanti di associare le dieci funzioni fondamentali, sta producendo una vivacizzazione del dibattito sull’applicazione della legge Del Rio, spostando l’attenzione:
– sul governo del territorio e su tutti i soggetti coinvolti, piuttosto che soltanto sui cosiddetti Piccoli Comuni;
– sullo scarso ruolo delle Unioni di Comuni nel contenimento della spesa;
– sulle fusioni di Comuni, per le quali sono raddoppiati gli incentivi finanziari;
– infine, maggiore novità, sul l’analisi del ruolo delle Regioni nel rapporto con il territorio, vista l’inadeguatezza delle legislazioni sinora messe in campo.
Su quest’ultimo punto c’è da dire che il consolidarsi di un vero e protervio centralismo regionale, ha sinora formato un collo di bottiglia, deleterio per la sussidiarietà verticale prevista dal legislatore del Titolo V Costituzione, del 2001: pochissime le Regioni che hanno applicato gli artt. 4 e 5 del Testo Unico degli Enti Locali per la costituzione del Sistema Regionale delle Autonomie Locali, coprendosi con la foglia di fico dei Consigli delle Autonomie Locali (CAL).

 

 

Questi CAL, previsti dalla Costituzione, si sono rivelati quasi sempre, centri di sperpero di denaro e di tempo: sarebbe interessante un rapporto della Corte dei Conti sulle spese per dotazioni organiche, consulenze, pubblicazioni, convegni, studi e conferenze a fronte di pareri, spessissimo ignorati dai Consiglieri Regionali.

 

 

Allora bisogna innovare introducendo, magari con la trasformazione dei CAL, il modello statuale delle Conferenze (Stato – Città ed Unificata) anche a livello regionale.

 

 

Del resto dopo la Del Rio, senza più Comunità Montane e Province, almeno come le conoscevamo, la rappresentanza degli enti locali è in capo soltanto ai Comuni, quindi non è difficilissimo individuarla in quello che è l’associazionismo naturale costituito per esempio dalle Nuove Province o da ambiti territoriali con a capofila i Comuni Capoluogo.

 

 

Ma anche le Anci Regionali che associano i Comuni di un territorio regionale potrebbero svolgere un ruolo, come referenti naturali per le Regioni, per facilitare l’applicazione della loro politica programmatica ed istituzionale, per coordinare l’applicazione delle leggi di spesa verso i Comuni ed i territori, per avere una costante e diretta presa sulle dinamiche dello sviluppo e della crescita, presa che di solito si ferma ai confini del raccordo anulare.

 

 

La legge regionale di applicazione della legge Del Rio è, per il Lazio, in dirittura d’arrivo; sarebbe un bel segnale se ci fosse la novità del coinvolgimento diretto dei Comuni Capoluogo e dell’ANCI regionale, in modo da utilizzare quell’associazionismo naturale di cui si diceva, all’interno di una Conferenza Regione-Enti Locali, di cui si sente da tempo la mancanza.

 

 

Ci vorrebbe la novità di un coraggio normativo che è sempre mancato.

Francesco Chiucchiurlotto
Vice Presidente ANCILAZIO

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