“Giorno del Ricordo”, ecco gli appuntamenti in programma

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VITERBO – In occasione del “Giorno del Ricordo”, istituito con legge 30 marzo 2004 n.92, in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale, il Comitato 10 febbraio di Viterbo organizza due eventi che sono stati resi noti stamattina, durante una conferenza stampa, svoltasi nella sala consiliare di Palazzo dei Priori, alla presenza dell’assessore alla cultura Antono Delli Iaconi e del segretario del Comitato 10 Febbraio Viterbo, Silvano Olmi.

 

Entrambe le iniziative hanno il patrocinio e la collaborazione del Comune di Viterbo. Venerdì 5 febbraio alle ore 18, presso il Gran Caffè Schenardi (corso Italia 11/13), ci sarà la presentazione del libro“Magazzino 18. Le foto”, Immagini e racconti degli Italiani d’Istria, di Fiume e della Dalmazia, scritto da Carla Isabella Cace e Jan Bernas, con prefazione di Simone Cristicchi ed edito dalle edizioni Fergen.

 

Domenica 7 febbraio è in programma un corteo patriottico, con esposizione di sole bandiere tricolori e i labari delle associazioni d’arma. L’appuntamento è alle 10.30 a piazza G. Verdi, davanti al teatro Unione; alle ore 10.40 il corteo si snoderà lungo via G. Marconi, piazza dei Caduti, via Faul. Alle ore 11.30 è previsto l’arrivo in largo Martiri delle foibe istriane (Porta Faul), davanti al cippo che ricorda il sacrificio del viterbese Carlo Celestini. Qui verrà reso omaggio a tutti i cittadini di Viterbo e provincia, deceduti in seguito a deportazione, fucilazione o infoibamento. Silvano Olmi, giornalista e ricercatore storico, ha anche annunciato l’individuazione di un altro viterbese, vittima dell’ondata di odio che percorse il confine orientale d’Italia. “Si tratta di Giulio Mancini, di Virgilio e fu Lupino Emma, nato a Civitella d’Agliano (VT) il 19.9.1922 – ha spiegato Olmi attenendosi a documenti ufficiali -. Carabiniere ausiliario, presta servizio nella caserma di Gradisca d’Isonzo (Udine). La sera del 24 giugno 1945 – secondo una relazione dell’ufficio Informazioni dello Stato Maggiore dell’Esercito del settembre 1945 – chiede il permesso per recarsi a Gorizia per “prendere degli indumenti.” Giunto in città viene “catturato dai partigiani di Tito i quali, dopo averlo torturato per tutta la notte”, all’alba lo uccidono con il “classico” colpo di pistola alla nuca, tipico dei killer della polizia segreta comunista. Il cadavere viene trovato il giorno successivo, alle ore 11, alla periferia di Gorizia, all’altezza della fornace di via del Poligono. Secondo un rapporto dell’Arma, stilato il 26 giugno 1945, il Mancini é“stato ucciso certamente da elementi slavi”.

 

“É davvero prezioso il lavoro che il Comitato 10 febbraio porta avanti – ha sottolineato l’assessore Delli Iaconi, ringraziando lo stesso Olmi e il presidente del Comitato Maurizio Federici -: non solo in occasione della cerimonia che ogni anno si svolge per il Giorno del Ricordo, ma anche per la ricerca, attenta e scrupolosa, che porta a raggiungere importanti risultati. Risultati che restituiscono un’identità a persone scomparse tragicamente e rendono omaggio alla loro memoria. Quella che si svolge ogni anno di fronte al cippo dedicato al viterbese infoibato Carlo Celestini è una cerimonia semplice, che tende a unire. Siamo certi che domenica 7 febbraio oltre ai rappresentati istituzionali e alle associazioni combattentistiche, ci saranno anche tanti cittadini”.

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