“I rifiuti zero sono una sfida di civiltà, aderiscano anche Viterbo e gli altri Comuni”

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VITERBO – “La legge di iniziativa popolare è una sfida formidabile di civiltà che prosegue ad avanzare: sono oltre 86mila le sottoscrizioni che continuano ad aumentare, nonostante sia già stata depositata. Questa per me è la sfida più innovativa che un Paese può accogliere per fare quel salto di qualità che tiene insieme l’innovazione con un’economia pulita , sana, che salvaguarda la salute e l’ambiente.

 

È un nuovo modello di sviluppo. Auspico che in tempi brevi anche Viterbo e gli altri Comuni della provincia aderiscano alla strategia Zero Waste”. Lo ha detto Alessandro Mazzoli, deputato del Partito democratico, intervenendo all’iniziativa sui rifiuti zero organizzata nell’ambito di Caffeina. Erano presenti Rossano Ercolini presidente Zero Waste Europe, Stefano Vignaroli deputato M5S e vicepresidente commissione d’inchiesta sui Rifiuti, Alberto Zolezzi deputato commissione Ambiente. Ha portato i suoi saluti l’assessore ai Rifiuti del Comune di Viterbo, Andrea Vannini. A moderare i lavori Vanessa Sansone, responsabile locale di Zero Waste.

 

“Quando ero amministratore locale – ha raccontato Mazzoli – ho vissuto alcune vicende che mi hanno portato a condividere la strategia dei rifiuti zero. In questa provincia per circa 10 anni c’è stato uno scontro duro intorno all’opzione di realizzare un inceneritore. L’allora amministrazione provinciale prevedeva che dentro ci finisse tutto. Ipotesi che fortunatamente siamo riusciti a battere. Nel 2005, quando arrivammo a governare la Provincia, eravamo al 3,9% di raccolta differenziata, ovvero non c’era. In quella fase, ci mettemmo in moto: nel 2010 arrivammo a circa il 30%. Negli ultimi due anno nel Lazio dal 26 al 39,4%. Resta molto da fare ma i passi avanti sono stati fatti”.

 

“Sulla raccolta differenziata – ha continuato il deputato Pd – permangono teorie diverse ma in realtà c’è un unico modo: la differenziata spinta con il porta a porta. Ma quello che mi ha convinto di più è che dobbiamo intervenire sui rifiuti a monte, cioè come si producono beni con un’altra logica. A febbraio abbiamo avviato la discussione in commissione Ambiente alla Camera, dopo aver incontrato una delegazione di Zero Waste. Sono cominciate alcune audizioni ora interrotte. Nelle prossime settimane sarà ridefinito il calendario per consentire alla proposta di legge di riprendere il suo iter. Alcune delle norme presenti in questo disegno di legge sono già state inserite in altri provvedimenti approvati, come la legge sui reati ambientali o come il collegato ambientale alla legge di stabilità 2014 all’esame del Senato per il sì definitivo”.

 

“Il cambiamento più significativo – ha continuato Mazzoli – è garantito dal sistema di incentivi/disincentivi, la tariffazione puntuale, il coinvolgimento diretto dei cittadini. Sull’impiantistica, la legge prevede che entro due anni deve entrare a regime il porta a porta e immediatamente dopo l’approvazione è necessario ricontrattare la tipologia di impianti presenti che vanno riconvertiti entro un certo lasso di tempo. Ma non dimentichiamoci che sia il sistema delle autonomie locali sia le imprese sensibili al tema hanno bisogno di aiuti e concretezza, ovvero risorse”.

 

Rossano Ercolini ha ripercorso la storia della legge di iniziativa popolare. “In sede parlamentare – ha raccontato – è partita la discussione ed è la prima volta che accade in tutta la storia della Repubblica italiana. Visto che molti comuni stavano aderendo alla strategia dei rifiuti zero, abbiamo tentato di arrivare in Parlamento. Abbiamo lavorato attraverso Skype per elaborare il testo ed è stato un lavoro estenuante anche per mediare con la normativa europea e i recepimenti italiani. Quindi, abbiamo iniziato a raccogliere le firme: ne servivano 50mila, ne abbiamo portate 80mila pur non possedendo alcuna struttura di supporto. Un successo che credo sia dovuto a seguito della vicenda di Napoli che ha portato in ogni casa il problema dei rifiuti”.

 

Ercolini ha quindi spiegato i pilastri della proposta: “Un punto che non medierei è – ha continuato il presidente di Zero Waste – la separazione del ruolo del raccoglitore da quello dello smaltitore: sono figure che vanno tenute distinte perchè in conflitto d’interesse l’una con l’altra. I due livelli vanno separati: penso al modello di San Francisco con la discarica pubblica e i raccoglitori privati. Inoltre, bisogna dare una chance al riciclo che è l’unico settore che cresce del 18%. Se si facesse un progetto nazionale e regionale del riciclo si creerebbero centinaia di posti di lavoro. È assurdo pagare l’Iva sui prodotti che derivano dal riciclo. La legge prevede l’organizzazione dei distretti del riciclo. Un passaggio topico – ha proseguito – è il ripristino del vuoto a rendere. Inoltre, il 20% che rimane dalla raccolta differenziata è l’elemento di patologia che va studiata per essere eliminata: devono esistere i centri di ricerca sulla frazione residua. Tutto questo responsabilizza i produttori: l’80% dei rifiuti lo risolviamo noi trasformandoli in materia da riutilizzare, il restante va risolto con un eco design che crei prodotti interamente digeribili dal sistema rifiuti. Questa legge rispetta i dieci passi dei rifiuti zero e sensibilizza tutti a fare meglio”.

 

Il deputato M5s Stefano Vignaroli ha spiegato le altre iniziative legislative: “Abbiamo deciso di rivedere il testo unico ambientale. Poi abbiamo presentato la proposta Rifiuti 2.0 che riprende gran parte della proposta di iniziativa popolare perché ci piace copiare le cose belle. I punti fondamentali della nostra legge sono legati alla partecipazione dei cittadini col nodo chiave della prevenzione, ovvero di non creare rifiuti: spesso i prodotti sono costruiti per durare poco, invece dobbiamo cambiare filosofia. Inoltre, abbiamo inserito un progetto per il vuoto a rendere”.

 

A chiudere il deputato Zolezzi: “Il rifiuto gestito in maniera sostenibile è – ha detto – un qualcosa di naturale. In quasi tutte le aziende che abbiamo controllato ci sono degli illeciti. In Italia spendiamo ogni anno 10milairdi per gestire i rifiuti e 20 miliardi per costruire impianti ambianti e altri 10 come incentivi per l’energia rinnovabile. È quanto costerebbe salvare la Grecia”.

 

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