“Impianto biogas a Grotte Santo Stefano, qual è la posizione di Coldiretti?”

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VITERBO – Il Comitato Tutela Ambiente, nato lo scorso 23 luglio, torna sulla questione dell’impianto Biogas a Grotte Santo Stefano e lo fa rivolgendosi direttamente al presidente di Coldiretti Viterbo, Mauro Pacifici, attraverso le colonne di OnTuscia.it.

 

“Il Comitato Tutela Ambiente si connota per essere apolitico, ma aspira a confrontarsi in maniera trasparente e franca con tutte le forze politiche e tutte le realtà associazionisti del territorio, avviando con coloro che si riconoscono nelle nostre iniziative una fattiva collaborazione.

 

Obiettivo prioritario e nell’immediato del Comitato sono la lotta, con ogni forma legale, al progettato impianto per la produzione di biogas a 700 metri dal paese. Terminata questa lotta il Comitato si prefigge di divenire uno strumento di tutela permanente del territorio grottano, oggi pesantemente degradato, e un fattore di promozione dello sviluppo del nostro territorio; un laboratorio di idee e iniziative, capace di aggregare energie costruttive. In queste prime settimane di esistenza abbiamo sentito un sorprendente, forte, coeso sostegno di tutta la popolazione grottana, come testimoniano le mille firme raccolte con solo 4 banchetti.

 

Ed è proprio su questi temi ed in particolare sul tema dello sviluppo sostenibile e del nuovo impianto a Biogas che vorremmo confrontarci in maniera trasparente, chiara e senza giri di parole, che crediamo appartengono ad un Italia che vogliamo dimenticare, con la Coldiretti.

 

Ma prima vogliamo partire da come vediamo noi l’agricoltura. Noi riteniamo che il settore agricolo sia un volano indispensabile per lo sviluppo del nostro territorio, ma l’agricoltura deve essere capace di rispettare il territorio, la vita di tutti i cittadini ed essere in grado di tutelare le generazioni future. Se queste condizioni non sono soddisfatte non ci sarà un’agricoltura sana, competitiva e sostenibile economicamente.

 

Crediamo in un agricoltura che sappia generare qualità, e quindi valore aggiunto, che viva di idee imprenditoriali, non vivendo solo di sussidi pubblici, che sappia fare del proprio marchio territoriale un punto di forza, che sappia quindi guardare al lungo periodo. Questa agricoltura noi vogliamo sostenerla con le nostre future iniziative.

 

Per queste ragioni siamo contrari al biogas nel nostro territorio. Perché riteniamo che questo impianto soddisfi gli interessi di pochi e danneggi l’intera popolazione, costituisca un serio rischio per la nostra salute e di quella di chi verrà dopo di noi, degradi il territorio, danneggi le migliori iniziative imprenditoriali. Un fattore, in sostanza, deprimente per lo sviluppo sostenibile di lungo periodo del nostro paese.

 

Contestualizziamo. Grotte S. Stefano già è il paese a cui carico maggiore sono i disagi della Centro Trattamento di Casale Bussi. Odori nauseabondi si spandono per il paese sempre più frequentemente, costringendoci a chiuderci dentro casa. Nel territorio c’è un’altissima concetrazione di allevamenti intensivi, che hanno prodotto anch’essi un evidente impatto ambientale. A pochi chilometri dal paese, a Fastello, c’è poi già un altro impianto biomasse.

 

In questo pesante contesto si vuole aggiungere a soli 700 metri dal paese (!), con venti sfavorevoli rispetto al centro abitato, un altro impianto di trattamento rifiuti, che non nasce per smaltire i rifiuti degli allevamenti locali, ma strutturalmente e progettualmente destinato all’importazione, probabilmente extra regionale, di “materie prime”, facendo così di Grotte un distretto interregionale del rifiuto.

 

Noi questo impianto non lo vogliamo, perché è economia assistita che grava sulle tasche dei cittadini, guadagni facili in spregio a chi lavora, perché il paese è già come detto fortemente degradato, perché produrrà un ulteriore intasamento della rete viaria, con connesso inquinamento, perché ridurrà ulteriormente il valore, già oggi compresso, del patrimonio immobiliare, spazzando via i risparmi di generazioni.

 

Questa non semplice sindrome Nimby, ovvero siamo favorevoli gli impianti, ma non fateli nel mio giardino. Qui la questione è in termini di un equo “burden sharing”, ovvero di condividere il peso del disagio; Grotte ha abbondantemente dato; la degradazione del suo territorio è evidente a tutti coloro che vivono qui da decenni. Il paese ha ormai un marchio di pessima qualità dell’ambiente che allontana nuovi residenti e nuovi iniziative imprenditoriali

 

Su queste problematiche riteniamo sia giusto chiederci quale sia la posizione della Coldiretti e degli allevatori Grottani. Che significato dobbiamo dare al fatto che uno dei promotori dell’iniziativa ha ricoperto nel recente passato ruoli di rilevanza nella Coldiretti viterbese. Siete favorevoli a questo impianto ? Non ritenete che sia un ostacolo allo sviluppo di una sana economia agricola? Non affosserà la possibilità di costruire un marchio territoriale di qualità? I cittadini grottani, che hanno di buon grado accettato il proliferare degli allevamenti intensivi, conoscendo il bisogno di lavoro del paese, credete potranno accettare anche quest’ennesimo uso del territorio a vantaggio di pochi ? Non credete che la misura sia colma ? Che i cittadini siano saturi di questa degradazione del proprio territorio, del paesaggio, della qualità dell’aria e quindi della vita? Credete che la terra sia un bene comune, fonte di sviluppo e di sana crescita, o qualcosa da sfruttare, consumare lasciando il problema alle future generazioni?

 

Il contatto con i cittadini in questi giorni ci ha fatto capire che la popolazione è esasperata per questo uso del nostro territorio, senza alcun rispetto del restante 90 per cento della popolazione che qui è nata e ha pari diritti sui beni pubblici! Crediamo che la nuova Coldiretti sia cosciente che una crescita sana debba essere condivisa e sostenibile. Attendiamo con fiducia una chiara risposta”.

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