Mazzoli a Canino: “La strategia Rifiuti zero garantisce un futuro sostenibile, chi la osteggia non vuole cambiare”

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CANINO – “In commissione Ambiente alla Camera stiamo svolgendo le audizioni sulla proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuti zero. Il Parlamento va avanti per discutere e approvare un provvedimento che ha raccolto 80mila firme tra gli italiani.

 

Chi fa resistenza è solo perché ha interessi economici in ballo, essendo coinvolto nel ciclo dei rifiuti che si basa su discarica e incenerimento. Noi stiamo proponendo una nuova filiera, più democratica perché prevede il coinvolgimento dei cittadini, e più civile, in quanto tiene conto della sostenibilità dell’ambiente per le generazioni future”. Così Alessandro Mazzoli, deputato del Partito democratico, intervenendo ieri pomeriggio a Canino nell’ambito dell’iniziativa “Rifiuti zero, una nuova strategia per lo sviluppo sostenibile”, organizzata dal locale circolo del Pd. Presente il segretario Gianmarco Fagiani, che ha rimarcato come nel paese la differenziata sia partita dal 2003, quando ancora non era obbligatoria per legge.

 

“La strategia dei rifiuti zero tenta di costruire una risposta al problema della sostenibilità ambientale che riguarda tutto il pianeta. I temi dell’ambientalismo – ha dichiarato Mazzoli – sono arrivati più di recente all’interno della cultura politica della sinistra, e questa è un’autocritica. Il vero problema è la sostenibilità: il modello di sviluppo delle società occidentali non è esportabile al pianeta intero. Avremmo bisogno di due pianeti perché tutto il mondo viva come fa la società europea. Prendendo a esempio l’americano tipo, ne servirebbero addirittura 4. Per questo, dobbiamo riflettere sull’urgenza di introdurre correttivi”.

 

Il deputato dem ha ricordato come la società dell’usa e getta e un ciclo produttivo lineare che consuma il pianeta non siano più sostenibili. “La natura ricicla tutto, in maniera circolare, noi no. E il problema – ha spiegato – è diventato più drammatico quando si sono affacciate sulla scena mondiale intere aree del mondo che fino a pochi decenni fa erano in condizioni di povertà: si tratta di miliardi di persone. L’idea dal loro punto di vista è quella di raggiungere i nostri livelli di benessere, un’aspettativa legittima ma sta a noi modificare il modello di sviluppo”.

 

Come? “Dobbiamo partire – ha dichiarato Mazzoli – dalle azioni quotidiane che coinvolgono tutti i cittadini. Qui si incardina la strategia rifiuti zero che assume un punto di vista diverso, cambiando radicalmente le abitudini dei singoli e delle comunità. Questa strategia si fonda su un principio semplice: se noi i rifiuti ce li abbiamo tutti insieme, sono immondizia; se invece separiamo i diversi materiali, soprattutto la frazione organica dagli altri, abbiamo una risorsa”.

 

La separazione è il pilastro di un’azione realmente efficace perché impone un’organizzazione diversa del sistema, insieme a una cultura e abitudini differenti dal passato. Il modo migliore per separare i materiali è quello del porta a porta. Una differenziata di qualità si misura con la qualità della frazione organica, che non va inquinata da altri materiali. In questo modo, può essere collocata in impianti di compostaggio che non inquinano e la trasformano in materiale da usare in agricoltura. La differenziazione dei restanti materiali come vetro metallo e plastica è un ulteriore elemento che qualifica la raccolta. Questi materiali seguono la strada del riciclo. Un’altra parte dei materiali è destinata al riuso, attraverso attività di riparazione e decostruzioni di elettrodomestici, mobili e simili, che così acquisiscono un secondo ciclo di vita.

 

“Il problema è anche un altro: come – ha aggiunto Mazzoli – si costruiscono le condizioni per avere meno rifiuti a monte. E qui entra in campo il mondo produttivo. I prodotti possono essere concepiti perché abbiano più di un ciclo di vita: parlo degli imballaggi, dei distributori di latte, detersivi e simili.”

 

Nella fase transitoria di rifiuti zero, finché non si arriva a regime, è prevista l’individuazione di discariche provvisorie per materiali non recuperabili. A oggi in Italia oltre 200 Comuni hanno aderito, tra cui anche diversi centri della Tuscia. Altri, come Viterbo e la comunità montana dell’Alta Tuscia, stanno preparando i documenti per aderire. La proposta di legge regola un meccanismo nuovo di incentivi per agevolare il cambio di sistema sia per la differenziata che per la riduzione dei rifiuti. Introduce la tariffa puntuale, per cui si paga in base ai rifiuti prodotti. Inoltre, prevede di chiudere la stagione degli inceneritori, spostando le risorse sulla nuova strategia. Previsto anche il divieto di esportazione dei rifiuti.

 

Viene poi rafforzato il ruolo del pubblico, anche alla luce del risultato referendario del 2011. Il privato dovrà impegnarsi a riconvertire l’impianto oppure il pubblico non avrà più obblighi nei suoi confronti. Inoltre, chi gestisce la raccolta dovrà essere diverso da chi gestisce l’impianto di smaltimento. Ma i provvedimenti in materia non si limitano alla strategia Rifiuti zero. La prima legge sulla green economy è infatti ora in discussione in Parlamento: introduce importanti novità per i materiali riciclati che possono essere riusati, ad esempio in edilizia, e un meccanismo di incentivi e disincentivi. È la stessa logica alla base del principio che chi inquina deve pagare, stabilito dalla legge sugli ecoreati, già approvata.

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