“Regione in ritardo nel recepire le norme sul controllo degli impianti termici

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VITERBO – “Una corretta manutenzione delle caldaie non basta. Ma è una misura che può concretamente contribuire a migliorare la qualità dell’aria, perché consente di ridurre le emissioni inquinanti fino al 5 per cento. Attendiamo ancora che la Regione istituisca il catasto degli impianti termici e faciliti l’applicazione uniforme della disciplina in tema di esercizio, conduzione, controllo, manutenzione e ispezione degli impianti”.

 

Così Luigia Melaragni (foto) e Maurizio Mancini, rispettivamente segretaria della CNA di Viterbo e Civitavecchia e responsabile territoriale di CNA Installazione e Impianti, che proseguono: “Ci auguriamo che anche la Regione Lazio, seguendo l’esempio di altre Regioni, proceda al recepimento del Regolamento contenuto nel Dpr 74/2013, che ha adeguato l’Italia alle norme europee sugli impianti per la climatizzazione, sia invernale che estiva”.

 

Si attivi, dunque, il catasto, per organizzare la raccolta dei dati relativi agli impianti (al catasto dovranno essere trasmessi i rapporti degli installatori e dei manutentori sugli impianti controllati) e favorire le attività di ispezione. “Si garantirebbe così, sebbene con un ritardo di almeno un anno e mezzo, quella uniformità delle procedure di gestione che oggi è praticamente inesistente”, osserva Mancini.

 

Il responsabile di CNA Installazione e Impianti punta il dito contro una situazione di vera e propria confusione nel territorio dell’alto Lazio. “Premesso che i controlli sono affidati ai Comuni quando il numero di abitanti è superiore a 40mila e alle Province negli altri casi, la fotografia -spiega- è presto scattata. Per ciò che riguarda la Provincia di Viterbo, il servizio, che fino a qualche tempo fa era garantito da soggetti abilitati con contratti a rinnovo, dal mese di luglio è affidato alla Esco Tuscia, che comunque neppure lo indica nel proprio sito. Nel capoluogo della Tuscia è sospeso da più di un anno per passaggio di competenze. Mentre a Civitavecchia e a Ladispoli non è stato mai attivato”. “Si inverta la rotta al più presto. Sarebbe un segnale importante, sia alle imprese che ai cittadini, in un momento in cui -conclude Mancini- c’è bisogno di disporre di tutti gli strumenti utili a combattere l’inquinamento”.

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