“Tutelare Grotte S. Stefano dal biogas”

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VITERBO – “Lo scorso 27 luglio 2015 a Grotte Santo Stefano si è formato il Comitato Tutela Ambiente il cui scopo è preservare l’ambiente, il paesaggio, la salute e il tessuto economico locale. Nell’immediato si propone di combattere con tutti i mezzi legali disponibili la costruzione alle porte del paese, meno di 1 km, di una centrale di gassificazione a Biomassa. Perché siamo contrari a questa ulteriore devastazione del territorio grottano ?

 

Questi impianti seppur teoricamente a zero impatto presentano nella realtà dei rischi concreti. Questa tecnologia e’ controversa dal punto di vista economico ed ambientale, e grava pesantemente sulle tasche dei cittadini costretti a finanziare impianti inefficienti. Una ampia letteratura documenta inoltre che il processo di fermentazione anaerobica può sviluppare batteri potenzialmente letali per la salute umana (ad es. gli agenti del botulino).

 

L’impianto teoricamente è un sistema chiuso molto efficiente, quando lavora a regime. Ma questi impianti lavorano raramente a pieno regime di efficienza a causa di molteplici fattori ambientali e tecnici, non permettendo l’ottimizzazione del processo, delle emissioni, ed una sufficiente riduzione delle emissioni di cattivi odori. Il vento, poi, potrebbe fare il resto, trasportando le emissioni su tutto il Paese.

 

Il risultato del processo dipende inoltre da un accurato controllo dei rifiuti in entrata, fase in cui, però, l’intervento diretto dell’autorità pubblica è minimo, lasciando tutto in mano al gestore. Una bassa qualità della materia prima aumenterebbe, pertanto, notevolmente i rischi di emissioni inquinanti e maleodoranti e, nello smaltimento, del residuo di produzione (digestato) che potrebbe inquinare il territorio e le falde acquifere.

 

La zona di Grotte S.Stefano non puo’ fornire tutto il materiale organico necessario al funzionamento della centrale: l’80% dei rifiuti necessari dovranno essere reperiti altrove. Grotte diventerebbe un importatore interregionale di rifiuti, un “distretto del rifiuto”, considerando la sgradevole presenza del Centro trattamento di Casale Bussi ed i recentissimi problemi che sta manifestando la piccola centrale di Fastello.

 

Un traffico quotidiano di molti mezzi pesanti e maleodoranti attraverserà il paese per arrivare all’impianto sfruttando la viabilità locale, scarsa, inadeguata e mai innovata nonostante vari progetti di varianti stradali, mai andati in porto. Le ricadute economiche per l’area sarebbero negative. Il personale assunto nell’impianto sarebbe di poche unità, probabilmente con specializzazioni non presenti nel territorio. Gli investimenti economici in essere nell’ambito dell’ agricoltura biologica, delle attivita’ turistiche e recettive sarebbero danneggiati. Il patrimonio immobiliare grottano subirebbe un netto deprezzamento, spazzando via i sacrifici di anni di lavoro. L’impatto sull’area di realizzazione dell’impianto biodigestore sarebbe quindi l’ennesima ferita all’ambiente e al paesaggio, beni costituzionalmente tutelati e patrimonio di tutti i cittadini , del nostro paese e farebbe del territorio grottano, già afflitto dalla cattiva qualità dell’acqua e dell’aria e dalla totale assenza di qualsiasi tutela paesaggistica, idrogeologica, ambientale ed archeologica, un “distretto del rifiuto”.

 

Si invitano le autorità compententi, in particolare quelle comunali ed il Sindaco quale massima autorità di salute pubblica a non considerare il paese esclusivamente come un serbatoio di voti elettorali, ed a porre in essere tempestivamente quanto in loro potere per tutelare i cittadini e l’integrità del territorio. Per tutto questo, soprattutto per la tutela della salute dei nostri figli, ci batteremo con determinazione e senza tregua contro questa ennessima ferita al territorio ed alla sua storia”.

 

Il Comitato Tutela Ambiente

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