A Ferento “I Menecmi”

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VITERBO – Al teatro romano di Ferento, domani sera, martedì 4 agosto (ore 21,15), per la 50esima stagione estiva, organizzata dal Consorzio Teatro Tuscia con il patrocinio della Regione Lazio, il supporto del Comune di Viterbo e con la direzione artistica di Patrizia Natale, in scena “II Menecmi”, una libera elaborazione di Tato Russo da “Menecmo” di Plauto, che, oltre a essere una delle più famose, è forse, come la definiscono alcuni, la commedia più plautina di Plauto.

 

Tato Russo affidando le parti dei gemelli a un unico attore ha ambientato la vicenda in una Napoli antica, la Neapolis dell’epoca. Ma nonostante un gemello becero e volgare sia contrapposto all’altro, colto e intellettuale, che fa l’avvocato, entrambi i personaggi si esprimono in italiano.

 

L’irrefrenabile, incontenibile, generoso regista e attore napoletano, versatile da sempre non solo come interprete ma anche come autore, innamorato della prosa come del musical, ha riscritto la storia di Plauto non mancando di darle un tocco partenopeo. E così l’esuberanza verbale, il termine plebeo, il lazzo, attraverso i quali Plauto ottiene la risata crassa, il divertimento gioioso, la comicità, qui raggiungono il massimo vigore dando clamore alla voce autentica che si innalza al di sopra di qualunque banale intellettualismo, alimentando le fondamentali peculiarità dell’autore sarsinate. L’origine atellanica dell’arte plautina si fa più vicina sia alla metrica musicale del tempo che alla grassezza popolare voluta da Plauto. La stagione è sostenuta da Banca di Viterbo, Unindustria, Conad Ipermercato e AntennAdsl.

 

La trama. Un mercante aveva avuto due gemelli, Menecmo e Fosicle. Partito per un viaggio d’affari con il primo dei due, l’aveva perso in seguito a un rapimento ed era morto di dolore. Il secondo, ribattezzato Menecmo dal nonno, fattosi adulto, nel corso delle ricerche che sta svolgendo per ritrovare il fratello, giunge ad Epidanno. E’ in questa città dai facili costumi, lussuriosa e decadente che vive il primo gemello, il quale, benché sposato si abbandona ad ogni forma di dissolutezza, potendo godere dei favori di una sgualdrina sua dirimpettaia. La presenza del secondo gemello darà luogo, come si può intuire, a una serie di equivoci e di errori in cui la comicità esploderà in maniera prorompente in tutte le scene dello scambio fra i due fratelli. Solo l’incontro finale porrà fine ai qui pro quo.

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