Don Mazzi: “Un grande albero come bussola per liberare le potenzialità dei nostri figli”

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VITERBO – Don Antonio Mazzi a Viterbo per ‘Il Grande Albero’. Un musical, che nasce da una delle parabole del fondatore della comunità Exodus. Il tutto in scena venerdì 8 gennaio, ore 21, presso l’Auditorium di Santa Maria in Gradi, all’interno del rettorato Unitus. Al centro i ragazzi, in particolar modo gli adolescenti e gli anni più delicati per la loro crescita e formazione. Un’iniziativa voluta da Juppiter e Comune di Viterbo, Assessorato alla Cultura. Don Mazzi è il fuoco d’origine di Juppiter, costola viterbese di un progetto nazionale di grande rilevanza e impatto che è appunto Exodus. Lo abbiamo intervistato.

 

Come nasce questa parabola moderna?
“E’ uno dei tanti modi che abbiamo trovato per parlare dei ragazzi e ai ragazzi. Lo facciamo con i linguaggi più significativi per loro: la danza e la musica e poi ci sono le riflessioni. Ci serviva un modo un po’ diverso per dire certe cose. Negli anni abbiamo realizzato un musical su Abele e Caino, poi è venuto ‘Il Grande Albero’. Quella dell’albero è un’immagine piena di significato. L’albero ha un tronco che produce radici e rami e attraverso l’immagine dell’albero possiamo raccontare le nostre storie, le nostre attività”.

 

A chi è rivolto lo spettacolo?
“A tutti, dai bambini di quattro anni a quelli sopra gli ottantacinque. Il messaggio che questo musical contiene è però rivolto in maniera principale ai genitori, perché parliamo della famiglia. Le famiglie devono essere consapevoli che non si vive solo per tirare a campare, come devono essere consapevoli di questo le istituzioni. Lo spettacolo è un momento di riflessione per tutti, un’occasione. Un’occasione per far capire che tutti, specie i ragazzi, abbiamo dentro un po’ di Caino e Abele, un po’ di amore e di odio, di furbizia e bontà. Si tratta poi ti tirare fuori il meglio da ognuno. ‘Il Grande Albero’ è una delle nostre parabole, che abbiamo inventato per affermare questa convinzione. La nostra prospettiva. Così anche le istituzioni devono capire che non ci sono i normali di cui occuparsi e che tutto il resto è roba per chi si impegna nel sociale. Tutto riguarda tutti. E, in particolare, le istituzioni e le famiglie devono comprendere che l’adolescenza è un momento delicato e oggi troppo sottovalutato. Qui si formano i ragazzi e bisogna fare attenzione, essere vigili”.

 

Cosa pensa della scuola di oggi?
“Penso che deve cambiare radicalmente, soprattutto la scuola media inferiore. Così come è fatta è solo un male. Agisce sui nostri figli in un momento delicato per il loro corpo, i sentimenti, la voglia di avventura. La scuola italiana deve smetterla di pensare solo alle nozioni, alla didattica. Deve capire a chi parla, chi ha davanti”.

 

E delle famiglie di oggi?
“Non sono peggiori di quelle di ieri. E’ che è cambiato il contesto storico e le famiglie vanno aiutate, accompagnate, a capire questo cambiamento. Oggi c’è un disagio profondo e serve aiutarle a orientarsi, a comprendere cosa è importante per i figli che stanno crescendo. Questi incontri che facciamo servono a ciò. Con la consapevolezza che le famiglie oggi non sono peggiori di ieri e i ragazzi non sono problemi ma opportunità. Sono una somma di potenzialità straordinaria, solo che vanno interpretati in maniera diversa”.

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