La storia degli Etruschi è riscritta

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VITERBO – Dopo la scoperta del santuario del monte Landro, la conseguente visione allargata sull’area sacra del Fanum e con l’aiuto dei successivi studi approfonditi sulla religione etrusca si sono avuti dei risultati insperati che avvalorano la possibilità di poter affermare che gran parte della storia di questo antico popolo è fondata su falsi concetti.

 

L’ identificazione tardiva del dio Vulcano in Voltumna è ormai una prova provata come quella di Minerva/Fortuna individuata nell’antica dea Nortia, il conseguente sviluppo della teoria dei vulcani sacri e della dislocazione delle città difensive di Velzna, hanno avvalorato la tesi che l’area sacra Etrusca era attigua al Lago di Bolsena.

 

Tirando le somme si può escludere che il Fanum sia mai stato a Tarquinia o ad Orvieto perché in nessuno di questi luoghi sono presenti le caratteristiche che determinano la sacralità di un sito che sono: le bocche vulcaniche, le acque termali, le sorgenti e i laghi.

 

Analizzando le scoperte fatte finora a Tarquinia, si evince la totale mancanza dei suddetti luoghi e la relativa esiguità delle prove proposte fino ad ora.

 

Lo stesso accade per Orvieto, i templi ritrovati al Campo della Fiera sono di minuscole proporzioni, senza colonnato e non posizionati secondo lo schema est ovest adottato dagli Etruschi per i dei Inferi della luce, tutto ciò rende una precisa idea su quale tipo di area sacra si trattava.

 

La presunta strada sacra di sette metri, come scritto dopo il suo ritrovamento a fine ottocento non era altro che una via carrabile medievale usata per una cava di pietra esistente sulla soprastante località Pietramata, lo attesta anche l’inesistenza dello strato di fondo, usato fino ad ora come prova di tipo di pavimentazione Etrusca, smentita però dal ritrovamento di una vera selciata datata IV secolo a.C. ritrovata a Capannori ( Pisa ) avente lo stesso diametro di 7mt. ma dotata di un conglomerato di fondo con clasti, limo e argilla e ritenuta la strada più antica d’Europa.

 

Anche l’ idea Velzna/Orvieto è basata su teorie che hanno fatto il loro tempo, non ci vuole molto per riconoscere la città tufacea nel castro difensivo abitato dal popolo dei Salpinati, lo possono provare gli antichi testi sulla fondazione di Roma, in cui un Lucumone Etrusco proveniente da Arbea o Erbana a capo dei guerrieri Salpinati corse in aiuto di Romolo contro i Sabini di Tito Tazio.

 

Il nome della città di Erbana lo si ritrova nei libri del 1600, anche in merito ad un ipotetico foro romano ormai scomparso la cui presenza è però avvalorata dai resti del tempio di Giunone Erbana sotto la chiesa di S. Andrea, posizionato est ovest, un edificio sacro dotato di forno da fusione che avvalora la presenza della dea in quando le fusioni sacre delle armi dei nemici si potevano fare solo nei templi di Vulcano, Minerva e Giunone.

 

Restare attaccati alle singole reliquie rimaste di popolo maestoso, nuoce all’archeologia, come tentare di spacciare i piccoli prefabbricati della necropoli del Crocifisso del Tufo per tombe principesche non è altro che un esile speranza poggiata nell’ignoranza culturale dei visitatori.

 

Basterebbe rispondere a due semplici domande per scoprire l’arcano, come mai questa tipologia di sepolture non esiste a Bolsena se in teoria era la stessa popolazione ivi trasferita, si dice poi che sono tutte simili a causa dell’uguaglianza tra servi e signori dimenticando che l’uguaglianza è stata sancita nel IV secolo a.C., come a Roma, quindi o la necropoli è dello stesso secolo, ovvero sia il quarto, oppure erano già tutti alla pari da almeno due secoli prima, esattamente come lo erano gli appartenenti all’esercito.

 

Eliminate le contendenti, ho esaminate le nuove prove favorevoli a Bolsena/Velzna. Lo studio degli specchi mistici ha già dato una prima attestazione alla tesi, infatti lo specchio di Tuscania è stato classificato come volsiniese ed anche se alcuni studiosi propendono per la vecchia teoria Volsini/Orvieto ma basterebbe solo appurare il luogo in cui la maggioranza degli specchi è stata ritrovata, ovvero sia i Monti Volsini, i dati che si trovano sulle campagna di scavo ottocenteschi parlano chiaro.

 

Lo stesso risultato lo si ha per i vasi cosiddetti argentati ma questo però è confermato dalla statistica delle provenienze che ha indotto I. De Chiara a localizzare in Bolsena il centro di produzione di questo tipo di ceramica, confermando il Bolsena Group già proposto da Beazley, contro l’orientamento di una produzione orvietana seguita senza fondamento da gran parte degli studiosi.

 

Secondo un saggio non ancora terminato, i vasi argentati erano prodotti ad uso e consumo delle sole sacerdotesse di Nortia in quanto fu lei che insegnò all’uomo l’arte della lavorazione della ceramica e quella dell’argento, simbolo della luna.

 

Anche l’ultimo studio sulle tombe monumentali sta avendo un esito positivo infatti si stiamo scoprendo nel circondario del lago di Bolsena enormi tombe dal soffitto lavorato a forma di travi, con cinque o sette stanze funebri e alcune rifinite con tavole dipinte sul tufo con un colore rosso.

 

Dopo un attenta osservazione e ricerca storica penso di aver scoperto come e perché gli Etruschi hanno scelto il lago di Bolsena come loro territorio sacro.

 

Arrivati al lago tramite la navigazione del Marta trovarono centinaia di bocche vulcaniche ritenute sacre, un enorme specchio d’acqua di cui la loro dea principale era la protettrice e un isola che la ritraeva, ( l’isola di Marta è a forma di falce di luna ) quale territorio poteva ritenersi più sacro di quello scelto dagli dei. Robert Graves spiega che “ad Atene, Efesto e Atena abitavano i medesimi templi e il nome di Efesto/Vulcano può considerarsi una correzione di hemerophaistos, “colui che brilla durante il giorno” (vale a dire il sole), mentre Atena/Nortia è la Dea-Luna “quella che splende di notte”, patrona dei fabbri e di tutte le arti meccaniche.

 

Perfino la provenienza degli Etruschi secondo una mia teoria può essere spiegata tramite la religione e le leggende.
Atena secondo la tradizione Pelasgica, sarebbe nata presso il lago di Trito o Tritonide, in Libia, (quello del mito di San Giorgio ) dove fu raccolta e nutrita da tre ninfe della regione che vestivano di pelle di capra. Anche Platone conferma l’origine libiche di Atena riconoscendola nella dea libica Neith, quindi è palese che esiste una sicura correlazione tra Nortia e Atena ed è facile supporre quale sia la vera provenienza degli Etruschi volsiniesi.

 

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