Tra calcio e Toscana: Alessandro Benvenuti al Teatro Boni

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VITERBO – Ancora un nome importante del teatro ad Acquapendente: domenica 13 dicembre, alle ore 17.30, sul palco del Teatro Boni salirà Alessandro Benvenuti, autore, regista e, insieme a Francesco Gabbrielli, protagonista di “L’Atletico Ghiacciaia”, una produzione Arca Azzurra Teatro. Un altro appuntamento da non perdere con la stagione diretta da Sandro Nardi.

 

“L’Atletico Ghiacciaia” è il parlare sporco. L’anarchismo disorganizzato di un anziano che somiglia sempre più a una pentola a pressione con problemi alla valvola. Il desiderio di un antico ordine che sembra portatore di un desiderio inconscio di disordine. “L’Atletico Ghiacciaia” è una notte di fine ottobre, così innaturalmente umida e calda da sembrare estate. E’ il tempestio dei sentimenti e in sottofondo la musica sinfonica dei grilli. E’ il candore immacolato della luna che con i ricordi porta instabilità emotiva, rabbia e recriminazioni. Parole sommate alle parole che da frasi si tramutano in larghi vortici. E’ forza centripeta-centrifuga. E’ dentro e fuori, implosione-esplosione. E Gino, il nostro eroe che ne è cantore primo, è megafono, manifesto, pennellessa e colore… e la tonalità preferita è il “verde bile”. Gino tutto è fuorché politicamente corretto. I suoi discorsi non appartengono a nessuna fede politica. Lui, ormai, è solo un pensatore emorragico.

 

“L’Atletico Ghiacciaia” è dedicato alla Toscana che crede di poter resistere nella sua poetica linea di confine. Alla Toscana che non si vuole arrendere ai suoi propri stereotipi più beceri e macchiettistici. Un canto d’amore paesano. Ma è anche il racconto di com’era il calcio prima che l’avvento massiccio della televisione lo deformasse in quella industria da forzati del look e del pallone che è diventato.

 

“L’Atletico Ghiacciaia” è la dichiarazione d’amore di Benvenuti a una terra che mangia tutti i giorni pane sciapo e sarcasmo e nella quale, accanto ai cipressi, crescono da sempre come piante spontanee gli sfoghi dei grulli. Una riscrittura quasi totale de “Il Mitico 11” che ha avuto come primi interpreti Novello Novelli (accompagnato da Fabio Forcillo) e Vito (accompagnato da Andrea Muzzi) e un omaggio alla figura di Gino, presente sia nella saga dei Gori, sia, come spirito guida e ispiratore, in “Gino detto Smith e la panchina sensibile”. Gino, coprotagonista nei primi due episodi della trilogia dei Gori, è qui ripreso in mano da uno dei due autori (l’altro è Ugo Chiti). Lo scopo è quello di raccontare l’altra faccia di un personaggio che nella saga dei Gori resta, per dovere di drammaturgia, sacrificato nel giuoco di squadra familiare.

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