Viterbo e la Svezia, un legame da riscoprire

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VITERBO – “Aveva 52 anni quando la sua passione per gli studi classici e la ricerca archeologica lo spinsero a fondare in Italia una particolare struttura nazionale che avesse per scopo di promuovere in forma ufficiale la sua stessa passione. In quell’anno Gustavo Adolfo era principe ereditario e doveva ancora attendere 25 anni prima di divenire Re di Svezia.

 

Nacque così lo Svenska Institutet i Rom, l’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma che festeggia quest’anno il 90° della sua attività. La sua sede dopo diversi siti provvisori è oggi in via Omero, 14, fatalmente vicino al Museo Nazionale etrusco di Villa Giulia.

 

Dopo la fondazione, le ricerche e gli studi iniziarono immediatamente sotto la direzione del famoso archeologo Axel Boethius concentrandosi dapprima nel Foro Romano.

 

Negli anni che seguirono la seconda guerra mondiale l’Istituto rivolse la sua attenzione al Popolo etrusco ed alla civiltà che aveva originato nei secoli. E fu allora che la nostra terra, la Tuscia, ospitò per anni ed anni fin quasi alla soglia della sua scomparsa il re archeologo Gustavo VI Adolfo tanto da essere considerato “uno di noi”. Non c’è stato un sovrano straniero tanto amato e conosciuto come lui.

 

Importanti sono gli scavi che l’Istituto Svedese ha effettuato nel nostro territorio, scavi che hanno messo in luce siti e aspetti fino allora sconosciuti che coprono un lungo arco della presenza umana nella Tuscia: dalla più remota preistoria al periodo romano. Chi non conosce ora i siti di Luni sul Mignone, di S. Giovenale, S. Giuliano, Valle Cappellana, Selvasecca nei territori di Blera e Barbarano Romano e quello ancor più famoso di Acquarossa nei pressi di Viterbo!
Tanto deve la Tuscia a questo Istituto.

 

Alla sua direzione si sono succeduti i più famosi archeologi di Svezia tra cui Carl Eric Ostenberg (il direttore degli scavi di Acquarossa) e successivamente la dr.ssa Barbro Santillo Frizell che in questi ultimi tempi ha tenuto diverse interessanti conferenze nel Viterbese.

 

Oggi l’Istituto è diretto dal dr. Kristian Gorasson che si avvale da anni ed anni della preziosa opera della dinamica segretaria dr.ssa Stefania Renzetti.

 

I nostri Musei, ed in particolare quello della Rocca Albornoz, offrono allo studioso ed al turista reperti archeologici di inestimabile valore tratti dall’oblio proprio grazie all’opera dell’Istituto Svedese.

 

Pensate cosa sarebbe il Museo Nazionale della Rocca Albornoz se ad esso togliessimo quanto è emerso dalla terra di Acquarossa! E’ importante inoltre sottolineare che le ricerche degli Svedesi non sono state indirizzate alle tombe, alle necropoli, ma ai centri urbani, ai luoghi dove gli Etruschi vissero e crebbero. Restituendoci così le vicende quotidiane degli Etruschi vivi…

 

L’operato dei 90 anni dello Svenska Institutet i Rom verrà ricordato e illustrato il giorno 1 febbraio prossimo nella sede dello stesso istituto in un incontro culturale che vedrà relatori l’attuale direttore Kristian Gorasson e il dr. Federick Whitling.

 

Ci auguriamo che in tale circostanza per la dovuta riconoscenza sia notata la presenza ufficiale della Regione, della Provincia e dei Comuni della Tuscia ove si sono svolte a loro esclusivo vantaggio le ricerche dell’Istituto svedese.

 

Così come attendiamo una particolare attenzione e un sollecito restauro del monumento voluto dal Comune di Viterbo in onore del re archeologo oggi abbandonato presso la scuola Media dell’Ellera!

 

Un commento personale. Che meraviglia sarebbe se i nostri amministratori avessero per motto e guida della loro opera lo stesso del re Gustavo VI Adolfo di Svezia: “Plikten framfor alit” che tradotto afferma: Il dovere innanzi tutto!”

 

Paolo Giannini

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