Suggestiva atmosfera a Ronciglione per l’800° anniversario della Solennità del Perdono di Assisi

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RONCIGLIONE – Nell’anno del Giubileo della Misericordia, per una straordinaria concomitanza, si è verificato l’ottocentesimo anniversario del Perdono di Assisi o perdono della Porziuncola.

L’indulgenza Plenaria della Porziuncola, o Perdono dei peccati, si può ottenere tutti i giorni presso la Basilica di S. Maria degli Angeli e la piccola Chiesa, la Porziuncola, che è al suo interno; il 2 agosto tale indulgenza è estesa a tutte le Chiese francescane o parrocchiali del mondo.

“Quello che ha reso nota in tutto il mondo la Porziuncola è soprattutto il singolarissimo privilegio dell’Indulgenza, che va sotto il nome di “Perdono d’Assisi” o – appunto –Indulgenza della Porziuncola, e che da otto secoli converge verso di essa milioni di pellegrini desiderosi di varcare la “porta della vita eterna” per ritrovare pace e perdono.

La festa del Perdono inizia la mattina del 1 agosto e si conclude alla sera del 2 agosto, giorni nei quali l’Indulgenza della Porziuncola, qui concessa per tutti i giorni dell’anno, si estende alle Chiese parrocchiali e francescane di tutto il mondo.

L’aspetto religioso più importante del “Perdono d’Assisi” – e di ogni Indulgenza – è la grande utilità spirituale per i fedeli, stimolati, per goderne i benefici, alla confessione e alla comunione eucaristica. Confessione, preceduta e accompagnata dalla contrizione per i peccati compiuti e dall’impegno a emendarsi dal proprio male per vivere sempre più la propria vita secondo il Vangelo, così come hanno fatto tutti i santi ed in particolare Francesco e Chiara, a partire proprio dalla Porziuncola.

L’evento del Perdono della Porziuncola resta una manifestazione della misericordia infinita di Dio e un segno della passione apostolica di Francesco d’Assisi” (da web).

A Ronciglione la Festa del Perdono si è svolta il 2 agosto presso il Convento dei Cappuccini, nello spazio interno sotto gli alberi,  in una suggestiva atmosfera. Ha presieduto la manifestazione di gioia e di ringraziamento al Signore il Vescovo Romano Rossi, alla presenza di sacerdoti e numerosi fedeli provenienti, oltre che da Ronciglione, dai paesi della Diocesi di Civita Castellana.

Padre Alessandro, il frate cappuccino che ora s’interessa della conduzione delle attività religiose del Convento, ha esposto i motivi del Perdono di Assisi, concesso dal Papa Onorio III  a  S. Francesco, che si era portato da lui, a Perugia dove in quel momento sostava, facendone richiesta. Alla domanda di Papa Onorio III  “ per quanti anni vuoi che estenda l’Indulgenza? ”, S. Francesco rispondeva: “Non voglio anni di Indulgenza, voglio le anime ”  dimostrando così, ancora di più, l’amore che provava per gli uomini, richiedendo di estendere la Misericordia di Dio a tutta l’umanità.

L’omelia di Padre Alessandro è continuata avvincente ed a tratti commovente; con semplicità e  dolcezza ha effuso amore e ci ha invitato a riflettere sulla Misericordia di Dio, la Carità e la fratellanza che dovremmo avere verso e con tutti gli uomini.

Pur nella limitatezza delle possibilità, delle capacità che ognuno ha, Padre Alessandro ci ha messo di fronte alle nostre responsabilità, in questo particolare momento storico, ci ha interrogato, senza farlo esplicitamente, sulle opere che noi facciamo singolarmente e/o in quanto Chiesa, per vivere la vita del Vangelo.

Ognuno dei presenti è rimasto per tutta la Celebrazione silenzioso ed attento avvolto nella misticità dell’imponderabilità del Mistero divino. Abbiamo colto nel silenzio assorto, nello sguardo di ognuno dei presenti rivolto all’altare, nell’atmosfera che si è respirata una straordinaria misticità collettiva, accostabile, anche se non paragonabile all’Estasi di S. Francesco o di S. Teresa d’Avila.

Al termine della celebrazione eucaristica, all’uscita dal Convento, in ognuno che ha avuto la grazia di essere presente alla Festa del Perdono, riteniamo sia iniziata una nuova vita. La meditazione e la riflessione sul nostro comportamento nella vita di tutti giorni e se questo sia veramente in linea con quanto Cristo ci ha chiesto, crediamo si sia affacciata nuovamente e con insistenza nella mente di ognuno.

Potrebbero, allora, essere tornate le domande alle quali, per calcolo, spesso abbiamo evitato di dare risposte.

Amiamo veramente coloro che soffrono? Amiamo gli uomini tutti, indipendentemente dalla loro razza o religione? Amiamo e accogliamo con slancio i diversi, i sofferenti, i più deboli, i profughi, i bisognosi di affetto e di cure? Manifestiamo amore fraterno verso quel prossimo spesso respinto e disprezzato dalla società, ora, nel nostro tempo, più che mai? Costruiamo ponti, oppure continuiamo a vivere nel nostro egoismo e a chiudere porte?

Raimondo Chiricozzi

 

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