“Con il Labirinto della Memoria la Tuscia ricorda la Shoah”

0

 

TARQUINIA – “Una giornata importante per la crescita culturale del territorio. Due importantissime sentinelle che da oggi hanno il compito di contribuire a rappresentare nella Tuscia la memoria della Shoah, il più grande crimine che un intero continente ha pensato, organizzato e messo in atto in pochissimo tempo”.

 

A dichiararlo è Riccardo Valentini, Premio Nobel per la Pace e consigliere regionale del Partito Democratico, in merito alla presentazione del progetto “Labirinto della Memoria” nell’ambito del X Meeting Internazionale “Esploratori di Valori” organizzato da Semi di Pace International e in programma dal 17 al 18 giugno presso la “Cittadella” di Tarquinia.

 

Il progetto “Labirinto della Memoria” prevede l’installazione di un vagone ferroviario del 1935 (simile a quello utilizzato per il trasporto degli ebrei e delle altre vittime dell’ideologia nazifascista verso i campi di sterminio) e la realizzazione di un labirinto, con piante di alloro, al cui interno saranno posizionati pannelli e immagini per condurre il visitatore alla riflessione, al raccoglimento e alla elaborazione interiore. Un progetto che punta ad offrire a tutta la comunità un luogo della memoria della Shoah, per conoscere, non dimenticare e tramandare. Per concorrere alla crescita formativa e umana di quanti visiteranno il monumento, soprattutto delle nuove generazioni, aprire un dibattito sul tema della memoria dello sterminio perpetrato durante la Seconda Guerra Mondiale nei confronti della popolazione ebraica e di altri gruppi discriminati, avviare percorsi di approfondimento sul tema degli olocausti in corso nel mondo e costruire una rete con le istituzioni, le scuole, le università e le comunità ebraiche.

 

“Lo sterminio scientifico e sistematico di 12 milioni di persone – prosegue Valentini – di cui 6 milioni di ebrei. Nel bel mezzo del XX secolo, in un’epoca che è ancora la nostra dove ciò che è stato potrebbe tranquillamente ripetersi. Per questo la memoria, il bisogno che quanto accaduto – e che, pure sotto altre forme, potrebbe di nuovo accadere – non accada mai più. Il ‘labirinto’ che costringere uomini e donne a fare i conti con se stessi, con tutto ciò che sono stati e ciò che non devono più in alcun modo essere. Il ‘labirinto’ che esprime anche la complessità della democrazia e il rischio di perdersi, smarrire la strada e dover ricominciare tutto daccapo. Una riflessione introspettiva che ci interroga – dinanzi a nuovi movimenti di popoli – non solo sulla testimonianza della Shoah, ma anche – conclude Riccardo Valentini – sulla sua stessa genesi e sulla struttura e le forme del consenso e delle complicità che l’hanno accompagnata”.

Commenta con il tuo account Facebook
Share.

Comments are closed.