Montefiascone tornati i pellegrini sul Cammino di Santiago

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Pietro Brigliozzi

 

MONTEFIASCONE – I tre pellegrini sul cammino di Santiago di Compostela sono tornati pieni di entusiasmo e tanti ricordi che, con soddisfazione ora raccontano agli amici. I tre sono partiti intorno alla metà del mese di settembre e sono tornati da pochi giorni. Essi, da Lione fino al famoso Santuario, hanno percorso circa trenta kmetri al giorno riposando, la sera, in luoghi ben precisi. Dopo Santiago, hanno raggiunto Finis Terrae con alcuni viandanti che hanno camminato per circa trecentocinquanta kmetri ed altri per ottocento.

 

Ecco quanto ci ha raccontato Alfredo Pagliaccia: “Il mio camminare è partito da Lione. Mi sembra ancora un sogno. Ti ritrovi li con tante altre persone che non conosci ma che in breve tempo, non solo li conosci, ma intessi subito una profonda amicizia che ti rende il cammino piacevole e trasforma il sacrificio in gioia. Ci si alzava al mattino presto prima sorgere del sole, ci si preparava, poi zaini in spalla, lucetta sulla fronte, essendo ancora buio, si partiva per la tappa programmata. Camminare fino al primo punto utile per la colazione, tenendo conto che ogni due ore di cammino si faceva una piccola sosta proprio per rifocillarsi, riprendere fiato e via, camminare. Arrivati, stanchi, nel tardo pomeriggio, sul luogo del nuovo pernottamento ci si liberava di tutto, quindi una doccia e la cura dei piedi in acqua fredda. Si sperimentava una grande solidarietà, la stanchezza di uno era quella di tutti per cui, pur essendo tanti, diversi e mai conosciuti, si sperimentava ugualmente un senso di famiglia. con grande onestà, moralità e fratellanza. Il cibo generalmente consisteva in minestra, pollo lesso per tutti. Alle venti tutti nel sacco a pelo, in branda, per il sonno ristoratore”.

 

La cosa che più ti ha colpito?!
L’incontro con le altre persone del cammino, ogni giorno nuove amicizie, nuove conoscenze in un clima di fratellanza come se ci si fosse conosciuti da tanto tempo. Partire con amici di giovinezza non serve, il bello è fare amicizia subito con chi cammina a canto a te, oggi uno domani un’altro. Fare nuove amicizie, camminare con lo stesso fine anche se non dichiarato, da la percezione di una liberazione interiore ed anche fisica; ci si sente migliorati, più uomo, più persona, tenendo conto che i partecipanti erano in una fascia di giovinezza matura. Il settanta per cento del gruppo andava dai venti ai trent’anni. In base all’anagrafe, con l’essere sessantenne, mi sentivo vecchio, in realtà ero assorbito, coinvolto da quella giovinezza e mi sentivo uno della loro età. Camminare accomunava tutti in un unico sentimento, verso una metà sempre più desiderata. Cammino che, per chi crede, è un pellegrinaggio per chi non crede, e ce ne erano diversi, è un fatto sportivo; scatta un meccanismo interiore per cui la fatica di uno è di tutti e condividerla tutti insieme diventa una gioia, una molla che ti da spinta ad andare avanti. Il concetto di arrendersi li non esiste, non vi è ostacolo che ti possa bloccare.

 

Sotto il profilo culturale cosa può dirci?!
Non vi era alcun problema, non si badava alla cultura di ciascuno per cui in base ad essa si potevano fare scelte di cammino o meno. Dal modo di dialogare, di trattare le varie tematiche, dalle conoscenza geografica del territorio, debbo dire che tutti i partecipanti avevano un tasso culturale ed economico piuttosto elevato Camminando si aveva anche un grande rispetto della gente del posto, la quale, a sua volta, rispettava noi viandanti anche se non traspariva.

 

Giunti al santuario?!
Beh! momento indescrivibile, ci libera di tutto; sul Sacrato di Santiago si compie quasi un rito di spogliamento; via i zaini, via i bastoni amici del cammino, via le scarpe, grande respiro con una forte emozione che fa dimenticare tutti i sacrifici fatti, le difficoltà incontrate e superate, si tocca veramente il cielo, non solo con le dita ma con tutto se stessi, li si capisce il concetto di spiritualità come elevazione dell’anima a Dio. Quando poi si entra in basilica e si partecipa alla Messa allora tutto cambia, si subisce una trasformazione difficilmente raccontabile a parole. Il mondo umano che ci circonda viene veduto in tutta altra luce, direi, senza retorica, che si fa veramente l’esperienza della grandezza di Dio in una riscoperta dei grandi valori umani e spirituali che noi abbiamo. Stanchezza, speranza, umanità, soddisfazione, coraggio, piccolezza umana, gioia tutto si fonde in una unica emozione che poi lascia un segno altamente positivo che ora cerco di trasmetterlo a voi.

 

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