Popolazione detenuta, all’Università della Tuscia un convegno sulla rete ospedaliera del Lazio

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VITERBO – Si terrà venerdì 8 aprile all’aula magna dell’Università degli studi della Tuscia il convegno dal titolo “La rete ospedaliera della Regione Lazio per la popolazione detenuta”. L’incontro è organizzato dalla Società italiana di medicina e sanità penitenziaria con il patrocinio della Asl di Viterbo, del Provveditorato regionale amministrazione penitenziaria del Lazio e dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Viterbo.

 

Il convegno si pone come obiettivo quello di sensibilizzare il percorso di assistenza, illustrando le azioni volte al miglioramento della qualità della vita del paziente detenuto, durante e dopo il ricovero nel reparto di Medicina protetta. L’incontro formativo, al quale interverranno i professionisti regionali impegnati nella rete ospedaliera del Lazio per la popolazione detenuta, si prefigge anche di far conoscere la prevalenza tra i ricoverati delle varie patologie ed in particolare delle infezioni virali, approfondendo le evidenze riconosciute ufficialmente dalla comunità scientifica. Durante la giornata dei lavori verranno anche illustrate le azioni volte a diventare buone prassi per migliorare la qualità della vita del paziente detenuto durante e dopo il ricovero in Medicina protetta.

 

“L’incontro di venerdì – commenta il responsabile scientifico del convegno, nonché direttore dell’Unità operativa di Medicina protetta di Belcolle, Giulio Starnini – consentirà anche di effettuare una attenta riflessione sui vari percorsi attivati nel tempo all’interno del nostro reparto che, proprio quest’anno, raggiunge i dieci anni di attività”.

 

Il paziente detenuto presenta spesso numerose problematiche tra le quali le patologie infettive, psichiatriche e dipendenze. “Pur ricevendo un’offerta sanitaria di standard elevato, – prosegue Starnini – porta nel suo bagaglio esperenziale e culturale sentimenti di paura, di isolamento e di mancanza di gestione del futuro. I reparti di Medicina protetta sono un luogo di stress emotivo anche per i familiari e persino per gli operatori che vi lavorano a causa della complessità dell’approccio e dell’intervento medico-infermieristico. La gestione sanitaria è molto delicata e articolata: sono richieste, infatti, capacità di relazione con il paziente, il personale sanitario degli altri reparti e il personale di Polizia penitenziaria. Nel corso del convegno, dunque, parleremo anche di come le nostre unità operative debbano lavorare sia sul piano tecnico che dell’accoglienza, attraverso l’acquisizione e l’applicazione delle migliori evidenze scientifiche e il miglioramento delle relazioni fondato su sincerità ed empatia tra tutti i soggetti coinvolti.

 

Per quanto attiene i processi diagnostici-terapeutici, infine, particolare attenzione si è posta alle patologie quali la malattia da Hiv e altre patologie infettive per le quali la Medicina Protetta di Belcolle è dal 2015 Hub regionale”.

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