Presentata la nuova guida “L’Italia dei Giardini”

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VITERBO – Alberta Campitelli e Sofia Varoli Piazza, due guru dei giardini storici e del paesaggio, hanno presentato venerdì scorso nella sala Assemblee della Fondazione Carivit a Viterbo, davanti ad un folto pubblico, la nuova guida “L’Italia dei Giardini” editata dal Touring Club in collaborazione con l’Associazione Parchi e Giardini d’Italia (pagg. 312, aa.vv. giugno 2016, in copertina foto del Giardino Ruspoli di Vignanello).

Il prezioso manuale, di facile e rapida lettura, con belle foto e cartine regionali ricognitive, mette insieme in un unico bouquet oltre 300 ville, parchi, orti e giardini del Belpaese, pane quotidiano per un’istituzione come il Touring Club che si ciba di queste eccellenze fin dalla sua nascita, nel lontano 1894. Lo ha ricordato il console di Viterbo Vincenzo Ceniti, promotore e moderatore dell’incontro, commentando il nutrito elenco delle iniziative Touring promosse quest’anno nella nostra città.

La Tuscia Viterbese, a parte Roma, fa man bassa nel Lazio di queste “delizie” con quattro capisaldi cinque-seicenteschi: Villa Lante di Bagnaia, “Sacro Bosco” di Bomarzo, Palazzo Farnese di Caprarola e Castello Ruspoli di Vignanello. A tenere alta la bandiera delle altre province ci pensa l’Oasi di Ninfa (Cisterna di Latina) di proprietà della “Fondazione Roffredo Caetani”.

Perché tanta dovizia di giardini storici in Italia? Perché il nostro Paese, commenta la Campitlelli, è stato governato fino all’Unità da una molteplicità di Stati a capo dei quali imperatori, principi, pontefici, cardinali, grandi famiglie di mecenati hanno fatto a gara – a partire dal XV-XVI sec. – per mettere in scena nei boschi, tra le piane, negli anfratti, sui colli (magari a ridosso di testimonianze del passato) un proprio giardino griffato per far pesare distinzione di classe, come lo sarebbero stati l’altro ieri le torri gentilizie medioevali ed oggi uno yacht o una villa con piscina.

Varoli Piazza (coautrice dei testi) – che rivendica un ruolo di antesignana nello studio di giardini e paesaggi già da lei indagati alla fine degli anni Ottanta nell’ambito del Centro Studi Farnesiani di Gradoli – ammette che questi “spazi di svago e di serenità ” sorgono prevalentemente in funzione di una radicato tessuto storico, essendo l’espressione concreta e vissuta di una cultura che oggi purtroppo è venuta meno.
Vivace dibattito finale con appelli appassionati di alcuni presenti, fra cui l’assessore all’Urbanistica del Comune di Viterbo Raffaela Saraconi, che fa l’amara constatazione su quanto conti poco in un bilancio municipale il capitolo del verde pubblico. Tormentone finale tra conservazione e fruizione di un giardino storico. Grande rispetto per la prima, ma anche attenzione per la frequentazione.

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