Una rassegna d’arte in ricordo di Manuela Feliziani

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VITERBO – “Le amiche del cuore la ricordano agli Almadiani di Viterbo con una rassegna d’arte contemporanea dal 4 all’11 giugno prossimi (inaugurazione il 4 alle ore 18,00). Nella locandina Manuela Feliziani – scomparsa qualche mese fa – è ripresa nell’atto di cogliere, come si fa coi papaveri, un “mazzo” di girandole rosso-scarlatto che ruotano al vento come lo sono state le sue ambizioni e speranze.

 

L’ho conosciuta come operatrice del turismo quando ero alla guida dell’Ente provinciale per il Turismo di Viterbo. Faceva parte di un manipolo di giovanissime guide, abilitate nei primi anni del Settanta, che sarebbero diventate le prime apostole del turismo, in una Viterbo che già si dimenava per promuoversi in Italia e all’estero, forte di un colorito paniere di cose belle.

 

Se oggi è difficile mangiare con la cultura, figuriamoci allora quando questa parola, unita al turismo, veniva pronunciata dagli addetti ai lavori sottovoce per pericolo di essere tacciati di eresia.

 

Con Manuela e le altre “novizie” organizzammo alcuni stage nei luoghi che contano (necropoli di Tarquinia, chiese romaniche di Tuscania, forte Sangallo di Civita Castellana, palazzo Farnese di Caprarola …) ad ascoltare i guru di quel tempo, Italo Faldi, Jacopo Recupero, Mario Moretti….Si ripassava la storia sul campo, si scrutavano colonne, capitelli, affreschi, tavole, tombe dipinte e rupestri, si ricordavano le date, si raccontavano aneddoti e leggende. Manuela aggiungeva a questo bagaglio di conoscenze una personale ironia che rendeva più attraente la sua “spiegazione”.

 

Il salto di qualità ci fu con il mitico “Trenino della Tuscia”, tre vagoni ferroviari della ex Roma-Nord che l’Ept di allora allestiva d’estate ogni settimana, in partenza da Roma con circa 200 passeggeri a bordo per una domenica diversa. Nella squadra di hostess-guide (una per vagone) c’era anche lei con il suo charme, il fisico asciutto da modella e una folta chioma nera e riccia che in parte copriva due occhi vagamente maliziosi e il suo seducente viso acqua e sapone. Io la ricordo così”.

 

Vincenzo Ceniti

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