Confcooperative, rete sanitaria “dal basso”: ok del ministro Lorenzin

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VITERBO – “Il welfare e’ qualcosa di essenziale in un Paese in cui gli anziani e gli ultra-sessantacinquenni sono un quinto della popolazione e diventeranno un terzo. Il bisogno non e’ piu’ ospedaliero ma extra ospedaliero, c’e’ bisogno di assistenza domiciliare, residenziale”.

 

Ecco perche’ Confcooperative – come riportato dall’Agenzia Dire – vuole costruire un sistema di assistenza extraospedaliera. Una rete di assistenza, dice il presidente di Federazione Sanita’ di Confcooperative Giuseppe Milanese, che parta “dal basso” e “insieme a farmacisti, alla medicina generale e alle cooperative sociosanitarie” possa creare “un sistema in grado di dare risposte ai bisogni dei cittadini”.

 

L’idea, presentata alla Camera durante la conferenza’Cooperazione: welfare in progress’, e’ subito accolta con favore dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “Sono pronta a fare la battaglia piu’ grande”, promette. Per Lorenzin serve “un sistema che permetta di creare una rete attorno alla persona per garantire che il paziente che esce dall’ospedale non sia per strada”. Come? “Dobbiamo trovare insieme dei parametri e innanzitutto ci vuole un fondo sul sociale che sia vincolato al suo utilizzo”. L’ospedale, aggiunge Lorenzin, “continua ad assorbire tutto sul territorio, ma questo ha costi insostenibili e disservizi”.Il livello domiciliare in Italia e’ “ridicolo”, ammette.”Dobbiamo assolutamente trovare un modo affinche’ sociale e sanitario si parlino. Ci vuole una continuita’ di cure anche fuori dall’ospedale che garantiscano una riabilitazione efficace e opportuna”.

 

Per Raffaello Vignali (Ncd), segretario dell’ufficio di presidenza della Camera presente al convegno, quella di Confcooperative “e’ una proposta intelligente. Varrebbe la pena fare una sperimentazione. Prendiamo alcune di queste proposte,prendiamo alcune aree, facciamo la sperimentazione, monitoriamo e vediamo come va. Anche perche’ l’unico modo per fare in fretta,come dice il ministro Lorenzin, e’ coinvolgere i corpi intermedi,a cominciare dal sistema cooperativo”.

 

Per Confcooperative il modello di welfare tradizionale rischia di crollare sotto il peso dell’andamento demografico e della sostenibilita’ economica. Secondo l’Istat gli over 65enni nel nostro paese sono passati dall’11% al 22% in poco piu’ di 15 anni. Negli ultimi due anni 1 famiglia su 2 in Italia,secondo il Censis, ha rinunciato almeno una volta a visite specialistiche e approfondimenti diagnostici. Per questo c’e’ la necessita’ di organizzare una rete di assistenza primaria sul territorio dalla quale si possono ottenere tre vantaggi:rispondere meglio ai bisogni; contenere la spesa pubblica;decongestionare le strutture ospedaliere.

 

Giuseppe Milanese spiega: “Un ricovero ospedaliero costa mediamente tra i 700 e gli 800 euro al giorno a persona. Con le stesse risorse si possono assistere 10 persone fuori dagli ospedali: una rete di assistenza sul territorio in grado di garantire piu’ servizi, senza per questo fare aumentare i costi,migliorando le prestazioni e creando nuova occupazione”. Poi, aggiunge: “Proponiamo la via cooperativa al welfare comesoluzione che affianca il pubblico sempre piu’ in affanno. Un modello di assistenza socio sanitaria costruito attraverso l’integrazione tra le diverse specializzazioni settoriali:cooperative sociali, medici, infermieri, farmacisti, mutue”. Una molteplicita’ di professioni in grado di prendere in carico i bisogni delle persone: “Un nuovo servizio di welfare a cui il cittadino utente puo’ fare riferimento sul territorio e che gia’opera per soddisfare le esigenze tanto che oggi questa cerniera multiprofessionale eroga servizi a 7.000.000 di persone”.

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