Toni Arch espone alla Bottega delle Arti

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VITERBO – “Libertà e rigore sono gli assi lungo i quali si muove e che definiscono il fare di Toni Arch, rivendicando una moralità dell’artista fatta di conoscenza: dei materiali, e della tecnica e della sapienza concettuale e manuale che gli viene dal suo lungo percorrere il campo della comunicazione visiva, da Goethe ad Albers, ad Arnheim, ad Albrecht, a Matthaei, dal cinema al teatro al laboratorio sperimentale, dell’arte concreta fino alla definizione di una cifra espressiva assolutamente riconoscibile.

 

SCRAPS è un termine – non puramente lessicale, ma piuttosto metaforico di una condizione dell’esistere prima ancora del “fare arte” – tra i quali si situa il prendere parte e misurarsi dell’artista nel gioco sottile che corre lungo una delle linee maestre della ricerca contemporanea. Al tempo stesso di SCRAPS definiscono le coordinate, trama ed ordito, lungo le quali un io poietès che non rinuncia alla passione e alla polemica, agli abbandoni fabulatori ed all’ironia – costruisce e rende visibile una “narrazione per forme astratte” in cui, a partire dalla consapevolezza affermazione del canone della “artigianalità di rinascimentale ascendenza, si sedimenta la sapienza del conoscere e del fare, in grado di coniugare la molteplicità delle esperienze e la pluralità delle riflessioni sui linguaggi comunicativi.

 

Il nodo fondante del lavoro di Ton Arch è la qualità della materia cromatica, i colori primari, il giallo, il rosso, il blu (la tricromia di Goethe e poi il “rosso carminio, giallo cadmio, blu cobalto” di Albers” tra i quali, a partire dai contrasti dei complementari, si stabiliscono nessi e si derivano valori e valenze semantiche, con il processo generativo e indefinito, che va dal semplice al complesso, dall’unifico al polisemico.

 

In un universo aperto, fatto di spazi-atmosfera, in una totalità satura di testa e trasparente o accesa e corrusca materia cromatica, le forme germinano in assoluta libertà da processo combinatorio di due elementi: la determinazione razionale e il caso,che fanno si che le operazioni del “mettere” e del “togliere” colore, del coprire e scoprire, consentano di ritrovare nello spazio pittorico una forma latente, una terra sommersa o sconosciuta da rilevare, presenza implicita che spetta al lavoro di “scavo” dell’artista esplicitare. E c’è nel gesto dell’artista la consapevolezza certezza di colui che sa e sa fare, e pure si affida curioso e lascia margini di avventurosa scoperta agli imponderabili umori e sapienti artifici della casualità, con un procedere al tempo stesso metodico e avventuroso, da “artista-navigatore solitario” che alla sapienza della vela e l’estro del vento.

 

Nascono così le forme libere e inconsuete geometrie, apparentemente sempre così simili a se stesse da essere cifra badata di un’altra riconoscibilità eppure, ognuna diversa per spostamenti minimali di superficie e di vibrazioni tonali, per passaggi cromatici, per variazioni lirico-evocative.

 

L’universo di Toni Arch approda nei suoi legni intelati è un universo fluttuante, migratorio, discontinuo, con un senso implicito di “navigazione” per spazi non conclusi, di acqua, d’aria, di terra di fuoco o di idee, apparentemente smagato, alla deriva, in realtà saldamente e sottilmente tenuto in un nesso di immaginazione e pensiero che articola, con sapienza di regia, gli andamenti del moto, il senso degli spazi, il peso e il verso delle forme, gli intrighi cromatici, la successione delle scansioni che determinano nessi ritmici tra gli spazi aperti e chiusi.

 

Un universo di lirica visionarietà il cui esito è la tensione al raggiungimento di una Armonia da intendersi come equilibrio non statico, ma dinamico, permanentemente in crisi e permanentemente rinnovatesi, ribadito dalla funzione e della qualità speciale, assolutamente analogica, che hanno i “titoli”delle opere di Toni Arch.

 

Questi (da “Sapersi stupire” a Dominare il lavoro” a “Soluzioni acrobatiche” e altri si configurano come opere linguistiche e situazionali, veri “pre-testi” o “post-testi” rispetto all’opera pittorica, dotati al tempo stesso di inusuali potenzialità lirico-visionarie e piena autonomia testuale: tanto che tra opere e titolo si stabilisce un rapporto, piuttosto che di complementarietà o di dipendenza, di intrigante e immaginosa complicità”.

 

Anna Cochetti

 

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