Camilli-Viterbese, un addio lungo un anno e mezzo da imputare all’amministrazione comunale

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Massimiliano Chindemi

 

VITERBO – A poco più di una settimana dal termine ultimo per iscrivere la Viterbese al prossimo campionato di Serie D (10 luglio), sullo stadio Rocchi continuano ad aleggiare dubbi e incertezze legate al futuro del club della Palazzina.

 

Il patron Piero Camilli (foto), che dopo l’eliminazione dai play-off per mano del Taranto aveva ufficializzato la propria volontà di lasciare la Viterbese, prosegue imperterrito per la sua strada. Allo stesso tempo, purtroppo, l’amministrazione comunale continua a prendere tempo e ad usare in ogni sua dichiarazione verbi al futuro. Parleremo, ci impegneremo, pagheremo costituiscono infatti il refrain principale di ogni affermazione del sindaco, tramite cui lo stesso continua ad esprimere la volontà del Comune di venire incontro ai Camilli.

 

Ciò che però stride fortemente con questo presunto atteggiamento di apertura e di disponibilità sono le modalità attraverso cui si è giunti a questa situazione, caratterizzata da disagi e continue incomprensioni tra le parti tutt’altro che sporadiche, che hanno contribuito a generare l’incertezza di cui sopra.

 

Già perché, se ci si ferma a riflettere un attimo, il sempre più probabile addio della Famiglia Camilli alla Viterbese è stato in realtà annunciato da più di un anno.

 

Era il 28 aprile 2014 quando il patron gialloblù, con una conferenza stampa infuocata, dichiarò ufficialmente: “Se il Comune non mi paga mollo tutto e me ne vado”.

 

Il pagamento, ormai noto a tutta la città, si riferisce ai 25mila euro che il Comune deve a Camilli per i lavori di manutenzione del Rocchi effettuati nel suo primo anno a Viterbo. Ebbene, di quei 25mila euro, dopo più di un anno, Camilli non ha ancora visto nemmeno un centesimo, nonostante il sindaco continui a ripetere che il Comune onorerà i suoi impegni.

 

Adesso, a quanto pare, il problema del mancato pagamento sarebbe da individuare in problemi di natura telematica, che impediscono all’amministrazione di versare a Camilli quanto ad egli dovuto.

 

Ciò che però ci chiediamo, convenendo con Camilli, è: come può un imprenditore investire nel calcio con entusiamo in una città come Viterbo se gli amministratori locali adempiono ai propri doveri con tempi a dir poco biblici?

 

Per non parlare poi della convenzione per la gestione dello stadio Rocchi, giunta lo scorso agosto dopo mesi e mesi di tira e molla, di telefonate non andate a buon fine e di equivoci più o meno voluti.

 

Insomma, tra Camilli e il Comune l’amore non è mai sbocciato e le responsabilità, a nostro avviso, sono da imputare principalmente ad un’amministrazione comunale poco propensa al dialogo e all’attivismo.

 

E sia chiaro, non stiamo parlando di progetti impegnativi, come potrebbe essere quello relativo alla costruzione di un campo di allenamento per la squadra. Qui si parla di atti dovuti come il pagamento di una somma di denaro e di interventi di rapida fattura, come ad esempio la sistemazione del muretto di cinta o la manutenzione dell’impianto di illuminazione. Tutti interventi che avrebbero dovuto essere effetuati in breve tempo, ma che invece sono stati compiuti (si pensi al muretto) con grave ritardo e con modalità discutibili.

 

Alla luce di ciò, per quanto ci riguarda, Piero Camilli, persona seria e abituata a fare i fatti, ha ragione. Con un’amministrazione del genere non si può fare calcio a Viterbo.

 

Tuttavia riteniamo che lasciare la Viterbese alla deriva sia un gesto da non commettere per rispetto verso chi alla Viterbese, a differenza del Comune, ci tiene davvero.

 

La Viterbese, fortunatamente, non è legata a Palazzo dei Priori. La Viterbese è l’espressione dei suoi tifosi.

 

Partendo da questa verità, che nessuno può essere in grado di smentire, invitiamo pertanto il patron Camilli a rivedere le sue posizioni, a combattere per ottenere quanto gli spetta di diritto e, soprattutto, a dimostrare all’attuale amministrazione comunale come si lavora e come, attraverso programmi seri e concreti, si possa portare a termine un progetto ambizioso, insegnando magari qualcosa ai nostri solerti e lungimiranti politici.

 

Piero Camilli ripensaci. Viterbo merita di continuare a sognare, almeno nel calcio.

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