“Dearsenificatori, no al ‘ricatto’ della Regione Lazio”

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VITERBO – “La Regione Lazio esclude dai fondi per la manutenzione dei dearsenificatori i Comuni che ancora gestiscono in proprio il servizio idrico, questo comporta per gli stessi Comuni la necessità di porre a carico della tariffa gli elevati costi del funzionamento delle apparecchiature facendo lievitare le bollette che divengono insostenibili.

Che colpa hanno i viterbesi della naturale presenza dell’arsenico, e altro, nell’acqua? Nessuna e quindi la situazione deve essere affrontata nei termini di un intervento generale relativo alla qualità e salubrità dell’acqua, compito che spetta alla Regione Lazio.

La Regione, invece, approfitta di questa situazione per ricattare i Comuni e costringerli a cedere il servizio a Talete, notoriamente in dissenso finanziario ( 48 milioni di debiti in gran parte fatti passare per investimenti) ed in via di privatizzazione, accettando le pressioni delle lobby e degli speculatori invece che quella dei cittadini.

Tutto ciò è inaccettabile sotto ogni profilo, la giunta Zingaretti non può gestire i soldi pubblici a sua discrezione, premiando o punendo secondo il tipo di gestione: i cittadini sono tutti uguali, in particolare per quanto riguarda la sanità pubblica.

Facciamo appello ai sindaci e ai consiglieri per dare vita a una formazione di Comuni che si opponga a tali comportamenti e che partendo dalla definizione della legge regionale n°5 del 2014 rimetta in gioco la gestione dell’acqua come servizio reso con economicità, efficienza ed efficacia, così come prevede la nostra Costituzione e fuori da meccanismi di mercato come stabilito dal Referendum del 2011″.

Comitato “Non ce la Beviamo” di Viterbo

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