“Di ecstasy si può morire”

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Massimiliano Chindemi

 

VITERBO – Strappata alla morte a seguito di un trapianto di fegato, resosi necessario per gli effetti devastanti di una pasticca di ecstasy. Questa la storia, fortunatamente a lieto fine, di Giorgia Benusiglio, giovane milanese che diversi anni fa ha rischiato di perdere la vita per una così detta “ragazzata” e che mercoledì mattina, presso la discoteca Subway di Viterbo, ha voluto raccontare la sua esperienza in tema di droghe alla presenza di numerosi studenti di Viterbo e provincia.

 

I pensieri di Giorgia, espressi con linguaggio fluido e coinvolgente, catturano sin dai primi istanti l’attenzione degli studenti intervenuti all’evento.

 

“Dopo aver vissuto questa forte esperienza – esordisce Giorgia – ho capito che la mia priorità, da lì in avanti, sarebbe stata una sola: fare della mia vita un capolavoro. Da quella tragedia sfiorata ho infatti imparato che la felicità sta nelle piccole cose e che delle semplici sensazioni quotidiane, come ad esempio il sentire freddo a seguirò di un soffio di vento, sono cose che non tutti hanno la possibilità di poter provare. Nel momento in cui la vita ti sfugge di mano non puoi che capire il valore e l’importanza della medesima”.

 

Gli studenti presenti al Subway

Gli studenti presenti al Subway

 

Ed è proprio partendo da questa consapevolezza che Giorgia Benusiglio ha scelto di usare la propria esperienza per cercare di far comprendere ai giovani la pericolosità delle droghe, riflettendo sui metodi di dissuasione adottati nella società odierna. “Il proibizionismo fine a se stesso – sottolinea – non serve e mai servirà a risolvere un problema. Chiudere le discoteche nel momento in cui accade una tragedia legata alla droga, come è avvenuto in estate al Cocoricò di Riccione, non farà certo capire ai giovani che di droga si può morire. Le tragedie si possono di contro evitare facendo un’adeguata prevenzione e una corretta informazione. Questo il messaggio che da questa discoteca intendo lanciare quest’oggi, e che spero possa essere raccolto da chi, ogni giorno, è chiamato a educare i giovani della nostra società”.

 

Ai giovani studenti viterbesi presenti al Subway, invece, Giorgia Benusiglio, (affiancata da Luca Talucci e Rinaldo Della Rocca, organizzatori dell’evento) invia un messaggio ben preciso e all’insegna della schiettezza: “Alla vostra età pensate di essere invincibili e che il provare per una volta una droga non può portare alla morte. La verità, però, è che non siamo tutti uguali e che se vedete qualcuno fare un uso continuo di droga quello stesso qualcuno, prima o poi, ne pagherà le conseguenze, in primis sul proprio corpo. Per quanto riguarda la mia esperienza, a seguito del trapianto di fegato a cui sono stata sottoposta dopo aver provato l’ecstasy, dovrò prendere tutti i giorni un medicinale per il resto della mia vita. La cicatrice che mi porto dietro a seguito dell’operazione subita è sempre lì a ricordarmi come, per una stupida pasticca, stavo per mettere a repentaglio la mia vita. Guardando quella stessa cicatrice, però, penso anche che da quella tragedia sfiorata ho trovato la forza per ricominciare e per affrontare la vita con il sorriso e con la voglia di godere a pieno di tutto ciò che il mondo sa offrirci. Più difficili da curare, invece, sono le ferite dell’anima. Per quelle non basta una vita”.

 

Toccata dall’esperienza di Giorgia Benusiglio, l’assessore alle politiche sociali Alessandra Troncarelli, presente all’incontro presso il Subway, ha così commentato l’incontro tra Giorgia e gli studenti viterbesi. “Spesso le parole da sole non raggiungono o non centrano l’obiettivo – ha sottolineato l’assessore -. La testimonianza diretta di chi ha vissuto sulla propria pelle una simile esperienza arriva invece diretta al destinatario, in questo caso i ragazzi. La vicenda di Giorgia rappresenta una lezione di vita per chi ascolta e, per questo, voglio ringraziarla per la volontà di raccontare pubblicamente la sua storia ai ragazzi”.

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