Gloria scrive la storia (foto&video)

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VITERBO – Impeccabile, superbo, eroico; ma soprattutto storico. Difficile trovare aggettivi diversi in grado di riassumere al meglio lo spettacolare trasporto della Macchina di Santa Rosa, andato in scena quest’anno con un percorso più lungo per onorare il Giubileo straordinario della Misericordia.

E in effetti, quello a cui si è assistito quest’anno, rappresenta realmente un trasporto unico, ricco di novità e di emozioni che hanno entusiasmato, e non poco, i tantissimi spettatori assiepati sulle tribune, nelle piazze e lungo le vie, molti dei quali in attesa della Macchina sin dalla notte precedente.

La serata, rispetto agli anni passati, inizia con netto anticipo. Alle 20.25 i Facchini sono infatti già in piazza del Plebiscito, acclamati dal semianello di tribune e dai tanti spettatori “accampati” in piazza con un vero e proprio boato.

I Facchini ricambiano agitando il ciuffo e, una volta accolti dalle autorità politiche del territorio intraprendono la salita di via Cavour scortati da una rappresentanza della polizia locale.

Preceduti dalle note della banda di Vejano, i Facchini attraversano piazza Fontana Grande salutati con il consueto calore; calore sprigionato, in particolare, dagli ormai noti “Ragazzi della Fontana”, che da dieci anni assistono al trasporto da uno dei principali monumenti della città.

Lieve curva a sinistra ed ecco spuntare Gloria in tutto il suo splendore, illuminatasi alla vista dei suoi cavalieri di bianco vestiti.

Dopo il consueto raccoglimento all’interno della chiesa di San Sisto e a seguito dell’arrivo della fiaccola “Lux Rosae” (partita da Assisi e accesa, per l’occasione, innanzi alla tomba di San Francesco) i Facchini si inginocchiano ai piedi di Gloria per ricevere la benedizione del vescovo Lino Fumagalli.

Dopodiché il capofacchino Sandro Rossi inizia a chiamare la formazione sotto la Macchina; suggestivo, come sempre l’accapezzamento del ciuffo, accolto con un applauso dai tanti presenti in piazza San Sisto.

Alle 21.09 arriva la “mossa” a seguito del primo “sollevate e fermi”; la Macchina di Santa Rosa inizia il proprio cammino per le vie della città danzando sulle spalle dei Facchini, sfoggiando un rinnovato impianto di illuminazione che ne accentua ancor più il suo già spiccato splendore.

La prima sosta arriva alle 21.13 in piazza Fontana Grande; dieci minuti di pausa per valutare le prime impressioni da parte dei Facchini ed ecco che Gloria riprende il proprio cammino per raggiungere piazza del Plebiscito, dove i Facchini effettuano una girata in onore dei Facchini scomparsi nell’ultimo anno: Mauro ed Umberto Aspromonte, Vincenzo e Rossano Mordecchi, Tobia Serafini, Palmiro Burla e Guido Ranocchiari.

Dopo una sosta di circa mezzora (la più lunga del tragitto) la Macchina riprende il proprio cammino alle 22, superando senza problemi le insidie legate al restringimento della strada lungo via Roma e Corso Italia, passando leggiadra per le fermate di piazza delle Erbe e della Chiesa del Suffragio.

Con l’ausilio delle stanghette aggiuntive Gloria giunge così in piazza Verdi alle 22.32, posizionandosi in direzione di via Marconi per quello che, senza ombra di dubbio, è il tratto più atteso dell’anno.

Due ali di folla posizionate ai lati del boulevard viterbese sono acclamano la Macchina al suo passaggio, accompagnando con grida di incitamento la marcia dei Facchini fino alla fermata in prossimità di piazza della Repubblica.

Qualche minuto per riprendere fiato e i Facchini si rimettono in moto per fare il proprio ingresso trionfale in Piazza dei Caduti, avvolti da un tripudio generale da pelle d’oca.

La Macchina, salita su una spianata creata appositamente in mattinata, si fa ammirare per oltre un quarto d’ora dai numerosi spettatori presenti.

Alle sue spalle via Marconi, nel frattempo tornata buia, ma già pronta ad irradiarsi nuovamente della luce di Gloria, che con l’aiuto di quattro corde aggiuntive, utili a rendere più sopportabile il dislivello di circa 6 metri, torna nuovamente in piazza Verdi, dopo aver effettuato una breve sosta in Largo Marconi.

Ed è proprio qui che in fase di appoggio prima, e in fase di ripartenza poi, la Macchina barcolla in maniera più vistosa rispetto al normale. Per i Facchini, d’altronde, dopo quasi tre ore di trasporto, la stanchezza inizia a farsi sentire.

Ma i cavalieri di Rosa, si sa, per la loro santa sono capaci di imprese titaniche e, raccogliendo tutte le proprie energie, conducono Gloria sino in piazza Verdi.

Ci siamo. E’ l’ultimo tratto. Nei venti minuti di sosta di fronte al Teatro Unione i Facchini riprendono fiato, si dissetano e si preparano mentalmente all’ascesa conclusiva, con la grinta e la motivazione di chi sa che ad attenderli, di fronte alla Basilica di Santa Rosa, ci sono parenti e amici pronti ad abbracciarli.

Il capofacchino Sandro Rossi sprona i suoi a compiere l’ultimo sforzo. La Macchina si alza e, metro dopo metro, i Facchini, supportati dal prezioso aiuto delle corde e delle leve, raggiungono a passo veloce il sagrato della Basilica di Santa Rosa, luogo in cui, come annunciato, viene effettuato un nuovo “sollevate e fermi” dopo aver appogiato la Macchina sui cavalletti. Il tutto per ricordare lo scongiurato crollo di trent’anni fa, evitato proprio grazie al pronto comando dato in quell’occasione da Nello Celestini; ma, soprattutto, un gesto teso a incitare quelle persone che, nel recente terremoto, hanno perso tutto e che, per questo, hanno bisogno di coraggio per rialzarsi e riprendersi le proprie vite.

Un incitamento e un augurio, quello lanciato dai Facchini, che viene espresso in maniera visiva anche dalla stessa Gloria che, dopo essersi colorata di rosso in memoria dei terremotati, riaccende i propri led bianchi a seguito del secondo “Sollevate e fermi” .

Sono le 23.57. La macchina viene poggiata sui propri cavalletti. E’ il trionfo di Gloria. E’ il trionfo del gran cuore dei Facchini di Santa Rosa.

Massimiliano Chindemi

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