“Sì all’accoglienza, ma con il coinvolgimento dei sindaci”

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VITERBO – In concomitanza con la Giornata nazionale delle vittime dell’immigrazione il presidente della Provincia, Mauro Mazzola, decide di cogliere la palla al balzo, convocando a Palazzo Gentili un incontro con i sindaci della Tuscia, alla presenza del Sottosegretario all’Immigrazione Domenico Manzione e del Prefetto di Viterbo Rita Piermatti.

Un incontro, quello svoltosi nel tardo pomeriggio di lunedì, teso a fare chiarezza sulla distribuzione degli 887 immigrati presenti nel territorio provinciale e al ruolo che i sindaci della Tuscia (meno della metà quelli presenti all’incontro in Provincia) saranno chiamati a svolgere in futuro su tale tematica.

“Ho voluto un confronto con i sindaci – esordisce Mazzola – per discutere di un argomento di grande attualità, in attesa di conoscere le direttive che il Ministero dell’Interno vorrà impartire alla Prefettura. Il tutto per fare chiarezza anche e soprattutto agli occhi dei cittadini, che spesso, in un dibattito ormai caratterizzato dal populismo, scaricano sui sindaci le responsabilità legate all’arrivo degli immigrati nel nostro territorio. I cittadini però non sanno che i sindaci, fino ad ora, non hanno avuto voce in capitolo.

E’ bene dunque chiarire una volta per tutte – prosegue Mazzola – la nostra posizione. Siamo per l’accoglienza; ma un’accoglienza che sia spalmata in maniera equa sul territorio, senza tendopoli o cose di questo genere posizionate in poche aree. No invece a un certo modo di pensare, sponsorizzato da trasmissioni spazzatura, che non fanno altro che cavalcare l’allarmismo per fare audience. Per fare integrazione tutto ciò non serve. Bisogna invece rasserenare gli animi; e questo non può che passare da una linea d’azione chiara e nota a tutti i cittadini che coinvolga in primis i Comuni”.

A fargli eco è il sindaco di Viterbo, Leonardo Michelini: “Le contaminazioni culturali – spiega – fanno parte della nostra identità e non possiamo rinunciarci. A mio avviso però, oltre che ad accogliere, si potrebbe pensare a dei progetti sociali, magari lievemente retribuiti, che impegnino tutte queste persone che saranno chiamate a stazionare nel nostro territorio per un periodo più o meno breve, favorendo in tal modo una maggiore integrazione con gli italiani”.

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Il sindaco di Acquapendente, Angelo Ghinassi, spinge invece su un maggiore coinvolgimento dei Comuni: “Anche Acquapedente è per l’accoglienza, come dimostra l’adesione al progetto Sprar e la presenza di 129  immigrati nel nostro paese. Ma il non essere in grado di rispondere alle sollecitazioni dei cittadini ha minato la nostra credibilità. I privati di contro erano già pronti a gestire l’emergenza, addirittura con dei precontratti in mano. Alla luce di ciò mi chiedo: perché con i Comuni non è stato fatto altrettanto? Forse non c’era tempo necessario per programmare una linea d’azione che coinvolgesse attivamente gli enti locali? Ovviamente tutti noi sappiamo che di tempo ce n’era eccome. Se fossimo stati informati saremmo stati in grado di organizzarci e di gestire il tutto senza troppi problemi”.

E se il sindaco di Vetralla, Francesco Coppari, punta l’obiettivo sull’efficacia dei controlli sanitari nei riguardi di alcuni immigrati, il sindaco di Onano, Giovanni Giuliani, lamenta il fatto che circa un terzo degli immigrati si trovi proprio nell’area nord della provincia.

A tal riguardo il Prefetto Rita Piermatti fa però notare un particolare: “Nel 2015 vi fu un bando finalizzato a una distribuzione equa sul territorio. Nessun sindaco aderì però alla proposta, favorendo così l’inserimento dei privati, che sono stati liberi di operare a prescindere da qualsivoglia logica di distribuzione”.

Massimiliano Chindemi

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