ACQUAPENDENTE – Sono Katia Ricciarelli ed Enrico Lo Verso i protagonisti del fine settimana al Teatro Boni di Acquapendente, con altri due spettacoli della stagione diretta da Sandro Nardi.

Sabato 4 marzo alle ore 21 torna sul palco aquesiano Katia Ricciarelli, nella terza tappa del “Viaggio nell’Operetta” di Gianni Gori e Alessandro Gilleri per la regia di Sandro Corelli, un affascinante percorso scenico nel tempo, dalla fine dell’Ottocento agli anni ’30 del Novecento, cinquant’anni lungo le fortune e i luoghi storici della cosiddetta “piccola lirica”, in realtà un autentico scrigno di perle e di delizie musicali di cui la Ricciarelli sarà straordinaria “chaperon”.

Il soprano sarà sul palco con Andrea Binetti, Marzia Postogna, Nicola Malagnini, Antonella Profera ed Enrica Musto e la Nuova Compagnia Sandro Massimini di Trieste. Dopo i successi dei due appuntamenti precedenti, ded icati a Vienna e a Budapest, il viaggio prosegue dalla Parigi di Offenbach alla Londra di Gilbert&Sullivan, per concludersi l’11 marzo con Roma e l’operetta italiana. Il progetto è in svolgimento nei teatri Boni di Acquapendente, Tor Bella Monaca, delle Muse e Marconi di Roma e Bobbio di Trieste.

Domenica 5 marzo (ore 17.30) si torna alla prosa con Enrico Lo Verso, di nuovo in teatro dopo un decennio di assenza, che propone “Uno, nessuno e centomila” tratto da Luigi Pirandello, in occasione del 150° anniversario della nascita dello scrittore e drammaturgo siciliano. In questo spettacolo, che ha ottenuto uno straordinario successo nei teatri italiani, Lo Verso interpreta Vitangelo Moscarda, l’eroico protagonista del celebre romanzo pirandelliano. “Uno, nessuno e centomila” è il “testo topico”, come amava definirlo lo stesso Pirandello, che meglio di ogni altro racconta il dramma della “maschera” come stratagemma dell’esistenza, e dell’identità o, per meglio dire delle molteplici identità, e che interpreta, in assoluto, la complessità dell’individuo moderno. Il Vitangelo Moscarda (per gli amici Gengè) interpretato da Lo Ver so, così come nel riadattamento del testo di Alessandra Pizzi (che cura anche la regia dello spettacolo) è un uomo di oggi, vaga nelle difficoltà della quotidianità, alla ricerca di conferme esterne, sino alla conquista della consapevolezza del proprio Sé che è l’unico vero traguardo dell’esistenza. Come nel romanzo, il pretesto è “un appunto”, un’osservazione banale che viene dall’esterno: una critica al proprio naso. Il dettaglio fisico, di per sé insignificante, acquisisce invece un significato unico ed eccezionale intorno a cui dipanare i dubbi di un’esistenza: tutti.

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