La cittadina dell’Alto Viterbese disponeva di due alberghi il “Milano” e il “Roma” considerati le regine dell’hotellerie lungo la Cassia

«Dall’album dei ricordi – scrive Vincenzo Ceniti, Console Touring Club di Viterbo, – spunta fuori il mitico Hotel “Milano” di Acquapendente gestito per oltre mezzo secolo dalla famiglia di Ottorino Squarcia ed attivo fino agli anni Settanta del secolo scorso. Prima del fatidico Ottobre 1964 (anno della completa apertura dell’autostrada del Sole). Acquapendente, lungo la Cassia, era tappa obbligata per la sosta pranzo di automobilisti in viaggio da Firenze a Roma (e viceversa) ed il “Milano” accoglieva gran parte di quella clientela di passaggio, sia per l’eccellente cucina che per il servizio. Quando rividi l’hotel molti anni fa prima della chiusura, lungo le pareti scorrevano ancora in ordinate bacheche le foto dei vip che lo avevano frequentato: Margaret d’Inghilterra, Mussolini, Hitler, Paolo e Federica di Grecia, Pietro Nenni, Palmiro Togliatti, Tyrone Power, Clark Gable, Walt Dysney, Robert Taylor, Amedeo Nazzari, Rossano Brazzi, Charlie Chaplin, e tanti altri le cui firme, insieme a quelle di migliaia di clienti di ogni Paese, impreziosivano peraltro una trentina di album d’oro gelosamente conservati. Il proprietario di allora Otello Squarcia (uno dei due figli di Ottorino) , malgrado il calo del traffico automobilistico lungo la Cassia, se ne stava ancora lì col suo elegante Facis carta da zucchero a scrutare la grande curva che volge verso la Radicofani. “Da quando è stata aperta l’autostrada del Sole – mi diceva – non passa più nessuno. La Cassia era la nostra vita. Mio fratello Umberto se ne è andato ed ha aperto un ristorante nella stazione autosole di Fabro, proprio a casa del nemico. Io sono rimasto al capezzale del mio glorioso ‘Milano’. Ho trascorso qui i giorni migliori della mia vita e non mi va di lasciarlo”. Di lì a qualche anno avrebbe mollato anche lui.
Il carnet delle curiosità è nutrito. Iniziamo da Hitler che nei primi di maggio del 1938 trascorse nella camera più bella del “Milano”, quella che dava sul giardino, una travolgente notte d’amore con Eva von Braun. “Ho saputo da mio padre i dettagli di quell’incontro – mi raccontava con orgoglio Otello Squarcia – . In quei giorni Hitler stava a Firenze e il suo staff ritenne opportuno far alloggiare la sua amante in un albergo a debita distanza dal capoluogo toscano. Quando arrivò intorno alle 22 ad Acquapendente con la sua Mercedes nera, il Fuhrer venne accolto dal capitano di scorta con un fragoroso ‘Heil Hitler’ che per poco non causò un infarto a mio padre. Venni così a sapere che dopo il convegno d’amore, intorno alle tre del mattino, lui ordinò una limonata calda con molto zucchero prima di ripartire furtivamente per Firenze, mentre lei rimase in camera”.
Ma c’è dell’altro. C’è ad esempio l’esclamazione “Wonderful minestrone!” che fece Margaret d’Inghilterra davanti ad un profumato “potage” presentatole dalla cuoca del ristorante. Nel menu si facevano anche apprezzare fettuccine casarecce, “bichi” acqua e farina conditi con aglio olio, e peperoncino, agnello allo scottadito, insaccati di maiale, “torta mora”, “tortelli” ricotta e cannella, “castagnole” ecc.
Acquapendente vantava anche un altro albergo pomposamente chiamato “Grand Hotel Roma” della famiglia Marziali, che aveva il vantaggio sul “Milano” di migliori servizi nelle camere, tutte rigorosamente con lavandino (alcune addirittura con bagno privato), ampio giardino e gestione altamente professionale per quei tempi.
Il paese disponeva poi dello stadio più attrezzato della Tuscia Viterbese: tappeto erboso (una rarità in tutta la provincia) , spogliatoti con docce calde, pista per l’atletica leggera, campi da tennis capienti tribune e un’assistenza tecnica senza paragoni.
Stadio efficiente, buona attrezzatura alberghiera e salutare ossigenazione favorirono dagli anni Quaranta a gli anni Settanta il ritiro di alcune squadre di calcio fra cui la Roma di Amadei, la Fiorentina di Bernardini e il Cagliari di Gigi Riva. La compagine toscana scelse Acquapendente per alcune stagioni alla fine degli anni Cinquanta. Ricordo di aver frequentato uno degli allenamenti della Fiorentina. Tengo ancora a mente i nomi e i volti di Castelletti, Robotti, Montuori, Pandolfini, Chiappella, Cervato, Albertosi, Segato, Lojacono.
Una considerazione a proposito dei ritiri. I giocatori di allora dormivano in coppia nelle camere dell’Hotel “Roma” alcune dotate del solo lavandino. Siamo lontani dagli alberghi di lusso dove se ne stanno oggi tra mille comforts. Altri tempi».

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