ACQUAPENDENTE – Di seguito l’intervento di Solange Manfredi al Convegno sulla geotermia di Abbadia San Salvatore, inviatoci da Giordano Sugaroni:

“Una delle conquiste più importanti a livello internazionale è stata la tutela sovrannazionale dei diritti umani.

Nel 1955 l’Italia, con la legge 848, ratifica la Convenzione Europea dei Diritti Umani (CEDU).

Con la ratifica di questa convezione gli stati accettano di sottoporsi al un controllo giurisdizionale collettivo al fine di salvaguardare un patrimonio comune: i diritti umani

Da questo controllo collettivo scaturisce unvero e proprio diritto comune europeo dei diritti dell’uomo direttamente applicabile all’interno dell’ordinamento nazionale.

Il legislatore nazionale ha, quindi, l’obbligo di adattare la normativa interna alle diposizioni CEDU, come interpretati dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.

Ed il giudice interno è tenuto ad applicarle alle diverse fattispecie sottoposte al suo giudizio. Infatti, come ricordato nella sentenza della Corte Costituzionale del 26 novembre 2009, n. 311, il giudice italiano deve essere considerato come il giudice comune della CEDU.

La principale caratteristica della Corte europea dei diritti dell’uomo è che può essere adita con ricorso individuale sovrannazionale.

Il primo diritto garantito a chiunque risieda sul territorio di uno stato contraente della CEDU è quello di potersi lamentare presso la Corte per le azioni od omissioni imputabili a pubbliche autorità, allorquando le prime si traducano in una eventuale violazione dei diritti umani.

La CEDU, all’art. 8 disciplina la protezione del domicilio. La protezione accordata non riguarda solo le intrusioni fisiche, ma anche le immissioni inquinanti, acustiche o di altri tipi che, se gravi, possono limitare il normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria casa di abitazione.

Attenzione, perchè l’art. 8 può essere invocato anche in assenza di un grave pericolo per la salute.

Proprio recentemente una sentenza del tribunale di Siena ha condannato l’Enel Green Power a risarcire dei cittadini di Piancastagnaio proprio ricordando questo art. 8 della Convenzione:

“A ciò deve aggiungersi che il diritto al rispetto della propria vita privata e familiare è uno dei diritti protetti dalla Convenzione europea dei diritti umani (art. 8).

La Corte di Strasburgo ha fatto più volte applicazione di tale principio anche a fondamento della tutela alla vivibilità dell’abitazione e alla qualità della vita all’interno di essa, riconoscendo alle parti assoggettate ad immissioni intollerabili un consistente risarcimento del danno morale, e tanto pur non sussistendo alcuno stato di malattia.

Dunque, “il giudice interno che abbia a trattare casi di immissioni non può non conformarsi anche ai criteri elaborati in seno al sistema giuridico della Convenzione.(Cass., sez. III, 16.10.2015, n. 20927).

Attenzione la protezione dei diritti umani protegge anche il singolo, non va a numero o a peso. Questo cosa significa?

Che se in un ricorso leggiamo che:“l’impianto produce inquinamento ma, tuttavia, è localizzato in una zona a scarsa densità abitativa”, già sappiamo che ci troviamo davanti ad una affermazione contestabile. E via dicendo, perché la
CEDU protegge innumerevoli diritti.

Lo scopo primario del diritto è quello di tenere conto degli uomini e di proteggerli, gli uomini non il profitto.

Quando il diritto perde il suo scopo diviene sopraffazione e violenza.

Ed il fatto che inquinare l’ambiente possa nuocere agli uomini è un dato da sempre risaputo.

Già alla fine del V secolo a.C., nel suo trattato Arie, acque e luoghi, Ippocrate distingueva chiaramente tra le patologie, e definiva “locali” quelle legate a infelici condizioni ambientali di singoli luoghi.

Ad Atene, un decreto del 430 a. C. circa vietava «di mettere i pellami a imputridire nel fiume Ilisso e di praticare in quell’area la concia delle pelli e di gettarne gli scarti nel fiume». Con questo decreto Atene «obbliga i privati a trasferire i propri laboratori lontano dall’abitato e dai corsi di acqua» a proprie spese, onde non danneggiare la salute dei cittadini.

Quasi un secolo dopo Platone scriveva che «l’acqua si inquina facilmente; perciò è necessario proteggerla per legge. E la legge deve punire chiunque corrompa l’acqua, condannandolo a pagare un’ammenda e a ripulire l’acqua a proprie spese.

Oggi noi facciamo passare come un principio di civiltà: “chi inquina paga”.

Di più, riusciamo a fare leggi con cui sottraiamo gli impianti pilota geotermici alla Direttiva Seveso, rendendoli così assolutamente irresponsabili dei danni causati a persone, animali ed ambiente.

Ma questo semplice concetto, che viene prima il benessere dei cittadini, la tutela dell’ambiente, e poi il profitto è stata una costante del diritto per millenni.

Noi oggi abbiamo bisogno che ce lo ricordi la Corte Costituzionale che la tutela dell’ambiente è un «valore costituzionale primario e assoluto» che la tutela del paesaggio non può essere «subordinata ad altri valori, ivi compresi quelli economici», (n. 151/1986, n. 196/2004).

Come è possibile. Come, in quale modo e quando è successo tutto ciò.

È come se il lungo ciclo della civilizzazione (più di 5 millenni) si fosse riavvolto d’un colpo riportandoci là dov’era incominciato, e lasciandoci nudi ed indifesi.

Ma, soprattutto, perché non impariamo dal passato.

Oggi Crediamo che se funzione il mercato, l’economia, funzionerà poi tutto il resto.

Solo di questo ormai si sente parlare, bilancio, costi, profitti, ecc. Oggi prezziamo tutto. Non ci basta ammirare le Dolomiti o l’Etna, vogliamo sapere quanto valgono in moneta e quanto producono. Ai musei, alle cattedrali, alle città, alle foreste, alle spiagge alle scuole, agli ospedali, alle specie animali appendiamo diligenti cartellini del prezzo: si calcola il rapporto costi benefici

Sapete qual è il vero problema, è che questi contabili del mercato «non assegnano costo alle risorse naturali, non segnano tra le perdite i suoli agricoli divenuti improduttivi, la distruzione di specie animali e vegetali, le campagne ed i mari invasi da rifiuti tossici, l’inquinamento dell’aria e delle acque, i danni irreversibili alla salute dei lavoratori, omettono di considerare come valore distrutto, le risorse.

Abbiamo un sistema economico che prezza tutto senza tuttavia assegnare un costo alle risorse naturali, alla vita, alla dignità.

Attenzione, perché stiamo commettendoun errore già commesso in passato.

Accettiamo come principio supremo quello che già Keynes, ai primi del ‘900 definiva «l’incubo del contabile», e cioè il pregiudizio secondo cui nulla si può fare, se la “volontà dei mercati” non vi riconosce immediati frutti economici.

Sentite cosa scriveva Keynes agli inizi del ‘900 «questa regola autodistruttiva di calcolo finanziario governa ogni aspetto della vita. Distruggiamo le campagne perché le bellezze naturali non hanno valore economico. Saremmo capaci di fermare il sole e le stelle perché non ci dànno alcun dividendo.

La verità è che quello a cui stiamo assistendo è un genocidio finanziario.

Noi siamo stati il primo paese al mondo al tutelare il paesaggio in costituzione, all’art. 9.

Questo art. 9, letto ma poco compreso e ancora meno rispettato, ha radici profondissime.

Nel 1519 Raffaello offrì al papa i risultati dei rilievi dell’artista sulle antichità di Roma, quello che vide lo rattristò così tanto che alla relazione unì una lettera. Sentite cosa scriveva Raffaello:

Il che in un punto mi dà grandissimo dolore, vedendo quasi il cadavere di quella nobil patria, che è stata regina del mondo, cosí miseramente lacerato…. Non deve adunque, Padre Santissimo, essere tra gli ultimi pensieri di Vostra Santità lo aver cura che quel poco che resta di questa antica madre della gloria e della fama italiane (attenzione “fama italiane”, siamo nel 1519 e Raffaello non parla Roma dei papi, la Firenze culla dell’arte rinata, o della sua Urbino, ma dell’Italia intera), per testimonio del valore e della virtú di quegli animi divini, che pur talor con la loro memoria eccitano alla virtú gli spiriti che oggidí sono tra noi, non sia estirpato, e guasto dalli maligni e ignoranti .

“Eccitano alla virtú gli spiriti”, scrive Raffaello.

E sì, perché la bellezza ha un compito etico insostituibile

E sapete perché? Proprio per la sua inerente, grandiosa inesauribilità, la bellezza è capace di insegnarci che è inutile essere avari e smaniosi di accumulare piccolezze. L’immobilità serena che scaturisce dalla nostra meraviglia è la miglior medicina, contro la competizione invidiosa, contro l’avidità ansiosa che ci fa obesi, quasi sempre psicologicamente e talvolta anche fisicamente.

Oggi noi, invece, non ci chiediamo più se una cosa è giusta o bella, ma solo se è efficiente e produttiva, ma attenzione, perché nessuna vera società può fare a meno di una autentica educazione al bello, e violenza e diseducazione possono dar prova di essere un costo insuperabile per la società.

Ma la cosa più importante che volevo oggi dire qui, a voi, era grazie. Si vi volevo ringraziare.

Circa un mese fa mi sono recata con Velio ad un incontro ad Orvieto sul mercurio. Prima di rientrare ci siamo fermati a mangiare un panino. Ad un certo punto, Velio, con grande tristezza, mi ha detto: “Sono stanco Solange, è tanti anni che combattiamo senza aver ottenuto nulla”. Ed allora io mi sono resa conto che, come spesso succede a chi è “immerso nella lotta”, Velio, ma anche Voi che siete qui non vi siete resi conto di quello che avete fatto, che è immenso. Come Davide contro Golia, un piccolo gruppo di persone di un paesino del Monte Amiata, togliendo tempo e risorse alle proprie famiglie, ai propri figli, è riuscito a diffondere una tale consapevolezza dei rischi di questo tipo di geotermia che oggi, in tutta Italia, basta che una società presenti una richiesta di ricerca perché si costituiscano gruppi spontanei di cittadini, che danno luogo a movimenti pronti a lottare per fermare il progetto.

E tutto questo lo si deve a Voi. Non avete fatto nulla? Avete fatto una cosa immensa. Certo, qualcuno mi potrebbe rispondere: “ma siamo ancora qui”. Vero, ma oggi siamo tanti: 5 Regioni, tutte unite, perché i movimenti sono tutti uniti. Ed oggi qui ci sono anche le Istituzioni di 3 Regioni, ad affermare, con voi, il diritto alla salute, all’ambiente ed a uno sviluppo sostenibile.

Ma la vostra battaglia per difendere i diritti di tutti è stata ancora più ampia, più importante, avete lottato non solo per il diritto alla salute, all’ambiente, ma anche per il diritto alla resistenza, alla democrazia.

Ed, allora, io oggi voglio dirvi grazie, a nome mio, ma a nome anche di tutti gli italiani”.

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