Nel mezzo del piano politico-strategico atto a sterminare i 62 “pericolosissimi” Lupi, ne sa qualcosa il povero Cappuccetto Rosso, che insistono nel territorio dei nostri Monti Cimini (numero soggetto a variazioni purtroppo giornaliere), – scrive Leonardo De Angeli – mi sono imbattuto ieri all’interno della nostra cronaca cittadina, in una serie di articoli riportanti l’investimento di un …non meglio precisato “Lupo” sulla Strada Cimina, articoli che in coro, rimarcavano sonoramente la pericolosità dell’attraversamento di questi incoscienti quanto pericolosi animali di notte su detta strada.

Mi preme a tal proposito specificare un po di cose, su questo fatto di cronaca così altisonante:

in primo luogo, non è il bosco che rappresenta un pericolo per l’uomo, ma senza potere di smentita, affermo che è l’uomo ad essere un immane, perenne, irreversibile e devastante pericolo per l’intero bosco e chiaramente la sua fauna.

In secondo luogo, non è la strada ad attraversare il bosco, ma è il bosco che viene attraversato da una strada a servitù dell’uomo, ma di proprietà semi esclusiva di un equilibrio naturale da sempre usurpato.

In terzo e ultimo luogo, la foto dell’animale investito,  spacciato in modo ridicolo dalla stampa per feroce lupo di montagna, altri non è che l’immagine di un povero e comunissimo Pastore Cecoslovacco, vittima, a giudicare dalla sua coda curata ed il suo mantello intonso, di un vile quanto recente abbandono, da parte certamente di chi, al posto del meritato peluche, ha ricevuto un tenero cucciolo grigiastro in dono, poi rivelatosi con il tempo, un animale di non facile gestione.

Questi signori miei sono i nostri “Lupi dei Cimini”, solo un assortimento scomposto di Pastori Cecoslovacchi che mal si sono adattati ad un ambiente a loro ostile e non certo consono alle loro attitudini, non di certo pericolosi, ma soggetti ad investimenti e caccia spietata da parte di sparatori senza limiti e coscienza.

Mi fa piacere ricordare a tutti coloro che potrebbero essere interessati, che l’ultimo avvistamento di un Lupo viterbese di ridotte dimensioni rispetto allo slanciato Pastore Cecoslovacco, dal corpo e dal muso tozzi e dal manto nerastro, autoctono dei nostri bassi monti, risale all’anno 1975, data questa, in cui iniziò lo “sterminio controllato” che ci ha portato a vari ripopolamenti sbagliati nel corso degli ultimi anni.

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