«Il T.A.R. Lazio, con sentenza Sez. I Quater , 7 maggio 2020, n. 4792 ha dichiarato inammissibile il ricorso del Il Ministero per i Beni e Attività Culturali e del Turismo avverso la  avverso la determinazione n. 98135 del 6 febbraio 2019 (e la successiva autorizzazione unica) “con la quale la Regione Lazio, disattendendo i pareri negativi espressi dalla competente Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, ha concluso positivamente la procedura di valutazione di impatto ambientale per il progettodi realizzazione di  un “Impianto  fotovoltaico  a  terra  della  potenza  di  circa 150 MWp connesso alla RTN”, progettato a Pian di Vico (Tuscania).

In proposito, Il Ministero per i Beni e Attività Culturali – Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ha proposto formale opposizione (art. 14 quinques, comma 1°, della legge n. 241/1990 e s.m.i.) alla conclusione della conferenza di servizi davanti al Consiglio dei Ministri.

Il T.A.R. Lazio ha osservato che “nel caso in cui le pubbliche amministrazioni interessate trovassero un accordo, la soluzione condivisa dovrà sostituire la determinazione motivata della conferenza di servizi da cui è scaturito il provvedimento impugnato, per cui l’eventuale annullamento, in sede giurisdizionale, di quest’ultimo provvedimento sarebbe privo di qualsiasi utilità per la parte ricorrente”.   Viceversa, “qualora non fosse raggiunta l’intesa tra le pubbliche amministrazioni coinvolte, la questione dovrà essere rimessa al Consiglio dei ministri che deciderà l’opposizione con un proprio provvedimento. Anche in questo caso il Ministero ricorrente non ha interesse all’annullamento del provvedimento originario, destinato ad essere superato dalla determinazione finale del Consiglio dei ministri”.

Infatti, “il giudice amministrativo non può interferire nell’esercizio del potere amministrativo, nella fattispecie attivato dallo stesso Ministero ricorrente, prima che esso sia effettivamente esercitato dalle competenti autorità amministrative”.

A giudizio del T.A.R. Lazio, infatti, ai sensi della disposizione dell’art. 14 quinques della legge n. 241/1990 e s.m.i. “il provvedimento di autorizzazione è stato automaticamente sospesosenza limiti di tempo in attesa del pronunciamento definitivo del Consiglio dei Ministri.

I Giudici amministrativi hanno ritenuto che il termine di 15 giorni per lo svolgimento della riunione del Consiglio dei Ministri in seguito al tentativo di raggiungimento di un accordo che contemperi i vari interessi coinvolti sia un mero termine ordinatorio, visto che “il 14 maggio 2019, si è tenuta la riunione prevista dal comma 4 del medesimo articolo 14 quinquies, per la ricerca, in applicazione del principio di leale collaborazione tra pubbliche amministrazioni, di una soluzione condivisa da tutti i soggetti pubblici che hanno partecipato alla conferenza di servizi”.

Tuttora il Consiglio dei Ministri deve esaminare la problematica e adottare una decisione definitiva.

Questa interpretazione giurisprudenziale costituisce un autorevole precedente per analoghe situazioni.

Il progetto per la realizzazione di  un “Impianto  fotovoltaico  a  terra  della  potenza  di  circa 150 MWp connesso alla RTN” proposto dalla società energetica romana DCS s.r.l., in  località Pian di Vico, nel Comune di Tuscania (VT), costituisce un autentico scempio ambientale annunciato, quasi 250 ettari di terreni agricoli e formazioni boscose della Tuscia perderebbero le loro caratteristiche ambientali, paesaggistiche, socio-economiche per diventare una distesa di pannelli fotovoltaici di dubbia utilità.

Rilevanti e insanabili le illegittimità riscontrate.

Nell’ambito del procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) di competenza regionale, la Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale aveva espresso (nota prot. n. 2465 del 4 febbraio 2019) un parere radicalmente negativo per il pesante impatto ambientale sul contesto di paesaggio archeologico (insediamenti e necropoli etruschi e romani del Fosso Arroncino di Pian di Vico) e storico (casale settecentesco di Pian di Vico, torre medievale di Castel d’Arunto, borgo e chiesetta medievali di San Giuliano) della Tuscia.

Lo stesso piano energetico regionale (P.E.R.) del Lazio, già adottato con deliberazione Giunta regionale n. 656 del 17 ottobre 2017 e in corso di approvazione definitiva, ha fra i suoi obiettivi strategici la riduzione al minimo del consumo del suolo, il riutilizzo di aree degradate, il rispetto del contesto ambientale, storico, naturalistico, nonché – per il fotovoltaico – l’ubicazione su edifici (non in centri storici) e in aree produttive.

Anche la Direzione generale delle Politiche abitative, e la Pianificazione Territoriale, Paesistica e Urbanistica della Regione Lazio, sempre nell’ambito della procedura di V.I.A. (nota prot. n. 763379 del 30 novembre 2018), aveva affermato che il progetto in argomento, “qualora venisse realizzato, produrrebbe un notevole impatto, in quanto andrebbe a occupare un’ampia superficie a destinazione agricola” pari a oltre 246 ettari, comprese alcune aree boscate.

Nonostante ciò, la Regione Lazio – D.G. Politiche ambientali e Ciclo dei rifiuti – Area Valutazione di impatto ambientale ha ritenuto (determinazione n. 98135 del 6 febbraio 2019) di emanare il provvedimento conclusivo positivo della procedura di V.I.A., ora sottoposto all’attenzione del Consiglio dei Ministri per una decisione finale.

Non è l’unico, purtroppo: altri dieci progetti analoghi saranno presentati per la procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), mentre è stata svolta la procedura di V.I.A. anche per altri tre impianti di produzione energetica da fonte fotovoltaica nei Comuni di Tuscania (loc. Poggio della Ginestra), Tarquinia (loc. Casalone) e Viterbo (loc. Castel d’Asso).

Complessivamente oltre 2.100 ettari di terreni agricoli e boschi sono oggetto di ben 24 proposte progettuali di centrali fotovoltaiche a terra.

Centinaia e centinaia di ettari di terreni agricoli e boscati stravolti dalla speculazione energetica, senza che venga eliminata nemmeno una centrale elettrica alimentata da fonti fossili.

La realizzazione di questi progetti energetici snaturerebbe radicalmente alcuni dei più pregiati paesaggi agrari della Tuscia con pesanti impatti sull’ambiente e sui contesti economico-sociali locali.

Stupisce, infatti, l’assenza di alcuna seria e adeguata analisi preventiva sugli impatti negativi anche sul piano economico-sociale di decine di migliaia di ettari di paesaggio storico della Tuscia sulle attività turistiche.

La Provincia di Viterbo detiene il non invidiabile primato per il consumo del suolo per abitante (rapporto ISPRA sul consumo del suolo 2019), 1,91 metri quadri per residente rispetto alla media regionale di 0,47 e nazionale di 0,80.

L’associazione ecologista Gruppo d’intervento Giuridico onlus, già intervenuta nel corso del procedimento di V.I.A., in seguito, grazie al prezioso operato degli avvocati Rosalia Pacifico (Foro di Cagliari) e Tommaso Raccuglia (Foro di Roma), ha trasposto davanti al T.A.R. Lazio il proprio ricorso straordinario al Presidente della Repubblica effettuato nell’agosto 2019 ed è intervenuta ad adiuvandum a fianco del Ministero per i Beni e Attività Culturali e il Turismo.

Sarà una dura e decisa opposizione nei confronti di un’arrogante e autolesionista speculazione energetica per scongiurare un vero e proprio scempio ambientale annunciato della Tuscia, uno dei migliori esempi di paesaggio storico del Bel Paese».

Così comunica Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

(ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridicoweb.com)