VITERBO – La pessima usanza dei botti di capodanno, sembra per fortuna diffusa ormai solo in una ristretta parte del pianeta, ma, ai veri amanti degli animali, non possono non saltare all’occhio quelle meravigliose culture e civiltà che vivono in alcune isole del Pacifico e dell’Oceano Indiano, che per celebrare la fine dell’anno, scelgono il silenzio totale, dall’alba al tramonto, in quanto, l’idea è che solo il silenzio sia all’altezza della grandiosità del momento e francamente, credo che non abbiano tutti i torti.

I “botti” di fine anno, trovano origini di una antica usanza Druida, che voleva falò, baccano e riti orgiastici per le proprie remote celebrazioni dei misteri notturni.

Nel 2016, ormai tutto ciò sembra grossolanamente demodè.

Caliamo un velo pietoso sull’alimentazione di una industria che ogni anno provoca migliaia di vittime, dimentichiamo le centinaia di ricoveri al pronto soccorso il 1° Gennaio, facciamo finta di ignorare il materiale scadente e pericoloso che mettiamo nelle mani dei nostri figli, ma, sicuramente noi animalisti e volontari, non possiamo di certo dimenticare le migliaia di cani fuggiti, spaventati a morte, o, peggio ancora fulminati da infarto, che tale ancestrale usanza produce.

Se proprio non si vuole farlo per spirito umanitario, cerchiamo di pensare alla spesa che genera il ricovero in canile di migliaia di cani il primo di Gennaio e la ripercussione economica che essa ha sulle nostre tasche di contribuenti.

In rispetto delle numerose ordinanze emanate in ogni comune d’Italia, quest’anno usiamo il cervello e non le dita……RISPETTIAMO GLI ANIMALI .

Leonardo De Angeli

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