VITERBO – Oggi, in controtendenza a quanto è mio solito fare, vorrei parlare di un momento particolarmente doloroso, pare che purtroppo la vita sia fatta anche di questo e quindi, vorrei toccare con molta delicatezza questo argomento con la profonda consapevole ammissione del codardo che impartisce lezioni pur sapendo che egli stesso non sarà mai in grado di fare ciò che giustamente insegna.

Il cane è senza ombra di negazione, un essere superiore, un amico, un collaboratore, un confessore, …un fratello, non una pecca nel suo immacolato curriculum, solo un grande grande difetto, imperdonabile quanto inaccettabile: possiede solo una manciata di vita che scappa dalle nostre mani in un solo attimo.

Il cane purtroppo vive solo per un breve e determinato periodo, rispetto al padrone e oggi si fa un gran parlare dell’indiscusso sentore che il cane ha della propria morte; tutti gli animali lo avvertono e forse anche l’uomo, ma noi non abbiamo ne il tempo ne la volontà di prenderne nota. Il cane, alla stessa stregua dei felini in genere, se possono, ai primi sentori abbandonano spontaneamente il padrone andando a cercarsi un posto tranquillo per dare fine ai loro giorni, ma nel caso dell’animale che vive strettamente in casa, questo risulta per lui impossibile. Sovrastano questo strano comportamento due scuole di pensiero: la prima, quella della scienza applicata, sostiene che il cane si allontani da casa a causa di un istinto ancestrale di fecondazione, attraverso il proprio corpo, del terreno e per darsi in pasto ad altri animali che si nutriranno del suo corpo, la seconda, quella in cui io e gli animalisti in genere fortemente credono, è quella dell’ultima ed ennesima prova d’amore nei confronti del proprio amico umano, svolta per non creare sofferenza in lui e quindi non vederlo soffrire della sua morte.

Ciò che è certo è che in quel momento i suoi occhi cambiano, cambia il suo sguardo e diventa commiserevole nei nostri confronti, come se si dovesse scusare di quello che improrogabilmente avverrà a breve, questo credo sia il vero ed unico motivo del suo cambiamento. Il suo amore nei nostri confronti è tale e tanto da non voler arrecare dolore a chi lo ha assistito ed accudito per tutta la vita o parte di essa.

Talvolta, per estreme ed irreversibili condizioni di salute, si è costretti a compiere un gesto di una crudeltà infinita, ma purtroppo necessario per alleviare dolori atroci che lo accompagneranno alla morte, ed è qui che entra in ballo la mia codardaggine ed il mio insegnamento. Il cane in quegli ultimi momenti, (fatto questo confermato da migliaia di veterinari) disteso sul lettino del medico, non farà che cercare il vostro sguardo, perchè ne avrà un indispensabile bisogno, sentendo inequivocabilmente la fine, vorrà con se il suo amico di giochi e di vita e voi dovrete esserci, dovrete accompagnarlo sino alla fine, questa la regola basilare che mi permetto di descrivere su questa mia rubrica, sperando che tutti voi, nella malaugurata ipotesi che dovesse rappresentarsi, cercherete di rispettare, pur ammettendo al tempo stesso con assoluta certezza, la mia viltà, in quanto certo che in quel malaugurato caso il mio cuore di “animalista esagerato”non reggerebbe a tanto.

Leonardo De Angeli

Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email