VITERBO – “Naso, occhi, orecchie. Questo non è altro che l’ordine naturale in cui i cani sviluppano i loro strumenti di sopravvivenza più antichi; quando un cane partorisce, i suoi cuccioli nascono con un senso dell’olfatto funzionante e già sviluppatissimo, ma non hanno ancora la vista o l’udito. La prima cosa veramente importante nella vita di una cane, quindi è riconoscere sin dai primi respiri l’odore della madre. La madre, per lui, è soprattutto odore ed energia. Un essere umano appena nato può difficilmente differenziare l’odore di sua madre da altri esseri umani: questo dimostra che le priorità genetiche sono molto difformi; l’olfatto è importante per noi, ma non è certo il nostro senso più sviluppato. Si potrebbe dire che, mentre per l’uomo il motto più giusto potrebbe essere “vedere per credere”, per un cane, al contrario , sarà “la sensazione è credere”. Anche in fase adulta, gli esseri umani, hanno solo circa 5 milioni di recettori olfattivi nel naso, mentre un cane adulto ne ha una media di 220 milioni.

 

In sintesi, un cucciolo riesce quasi a vedere il mondo che lo circonda con il naso, essendo questo per lui un organo sensoriale primario. Le orecchie, iniziano a funzionare solo al termine del 20° giorno. Anche l’esperienza della nascita di un cucciolo si differenzia molto da quella di un umano; per un cane, la calma della madre primeggia sopra ogni cosa. Pensate invece al tipico scenario della nascita di un uomo. Immaginate lo stereotipo degli uomini in sala parto, le urla della partoriente e tutti gli stress a cui viene sottoposto un bambino appena nato. Per gli esseri umani che stanno per diventare genitori per la prima volta, una nascita, è di solito molto stressante e piena di agitazione; storia decisamente molto diversa nel mondo animale. Nel suo ambiente naturale, un cagna non avrà paura del parto, né avrà bisogno di medici, infermieri e ostetriche, e soprattutto nessuno in alcun modo dovrà assistere a quanto avverrà. La cagna costruisce un nido, e ha un comportamento molto intimo e segreto, durante il parto. Avete mai assistito allo spettacolo unico di una cagna che ha appena partorito, che prende i suoi cuccioli per nasconderli in un cassetto o sotto il letto, per poi pulire tutto rimuovendo la placenta, e subito cominciare a dar loro da mangiare? Si tratta di una esperienza molto privata per lei, ma solitamente, quando il cane si trova tra le nostre mura domestiche, noi facciamo di tutto per renderla il più pubblica possibile, invitando talvolta anche i nostri amici ad assistere all’evento; questo comportamento erratissimo, non fa altro che stravolgere ancora una volta quello che dovrebbe essere il normale equilibrio delle cose.
Per capire meglio come funziona la loro mente, diamo uno sguardo ai primi giorni di vita dei cani e il loro lavoro di sviluppo. Mentre sono ancora piccoli, quando la madre entra nel suo nido, sono i cuccioli che hanno bisogno di trovarla e sono sempre e solo loro a raggiungerla: lei non va mai verso di loro!

 

Durante la loro crescita, a volte si allontana da loro o addirittura volutamente respinge la loro voglia di alimentarsi. In natura, questa è la disciplina che segna la selezione naturale.

 

Ai cuccioli: alla vista di un esserino peloso, noi umani, non possiamo esimerci dall’esclamare a piena voce, i nostri migliori apprezzamenti e di seguito di dispensargli le più assillanti coccole, non tenendo mai a mente che così facendo, talvolta, riusciamo a spaventare persino i nostri bambini. In questo modo, non facciamo altro che usare quel range di suoni carichi di eccitazione ed emozione ,che un cane detesta più di ogni altra cosa al mondo, contravvenendo a quanto prima accennato riguardo al bisogno di calma e rassicurazione. La nostra detestabile ed eccessiva energia emotiva, è sintomo per un cane, seppur cucciolo, di apprensione e di poco coraggio, giudicata inesorabilmente ai suoi piccoli occhi come un chiaro sintomo di contatto non equilibrato.

 

Ma cosa succede dopo di irreparabile? Il danno più grande ed irreversibile che incrinerà certamente sin da subito i rapporti con il nostro futuro cane, deriva da una cosa che noi non consideriamo mai minimamente! Siamo noi a ricorrere a lui e non viceversa. Ci precipitammo verso di lui ad ogni suo guaito, osserviamo giornalmente il suo livello di crescita, gli doniamo affetto incondizionato, e di solito lo manipoliamo incessantemente prima ancora che lui sappia effettivamente chi siamo. In quel preciso momento il cane è già consapevole che non abbiamo davvero capito niente riguardo al suo corretto accrescimento. Riceve fortemente il nostro inconscio messaggio devastante: noi andiamo da lui! Da quel momento firmiamo ignari, un contratto che cita a caratteri cubitali che noi siamo i seguaci e lui è il capo”.

 

Leonardo De Angeli

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